L’ANTINOEION. Analisi archeologica del culto di Antinoo a Tivoli.

Esiste un luogo, celato nella fascia periferica di Villa Adriana, dove il tempo sembra essersi fermato in una dimensione sospesa tra il Lazio e la valle del Nilo.
Per secoli, l’identificazione del cosiddetto Antinoeion è stata avvolta da interpretazioni errate e fraintendimenti, finché un decennio di rigorosa indagine archeologica non ha riportato alla luce la verità. Non è una semplice struttura architettonica, ma un complesso santuariale densamente simbolico, nato per onorare la memoria di Antinoo, il giovane prediletto dall’imperatore Adriano, tragicamente scomparso nelle acque del Nilo nel 130 d.C.

Il progetto di questo spazio, che prende forma intorno al 134 d.C., è un manifesto del dolore e della divinizzazione. Attraverso l’impiego sapiente di elementi naturali come palme e canali d’acqua, la Villa divenne un’evocazione vivente dell’Egitto, un luogo in cui l’architettura classica incontrava la spiritualità dei Faraoni.
La scoperta del basamento centrale ed il recupero di frammenti scultorei in marmo bigio morato hanno permesso agli studiosi di ricostruire una narrazione in cui Antinoo viene assimilato ad Osiride, in un rito che univa il potere salvifico della tradizione egizia alla sensibilità dell’imperatore costruttore.

Oggi, guardare all’Antinoeion significa riconoscere Villa Adriana non solo come un reperto archeologico, ma come una piattaforma culturale in continua evoluzione.
Grazie al confronto tra diverse ipotesi scientifiche, che spaziano dai parallelismi con i santuari di Erode Attico fino alla connessione con la baia di Abu Kir, Tivoli si conferma ancora una volta custode di una Storia globale.
L’invito è quello di vedere oltre la pietra: ogni frammento, ogni nicchia ed ogni traccia di basamento è una parola di un racconto che parla di amore, politica e trascendenza, capace di emozionare ancora il visitatore contemporaneo.

Fonti:
– Mari, Z., (2024). Intervento nel convegno “Adriano e l’immagine dell’Egitto tra Villa Adriana, Roma e la Grecia“. Parco Archeologico del Colosseo.
– Reggiani, A. M., (2024). Intervento nel convegno “Adriano e l’immagine dell’Egitto tra Villa Adriana, Roma e la Grecia”. Parco Archeologico del Colosseo.

TIVOLI (Roma). Trovata una villa repubblicana nascosta sotto Villa Adriana.

Una nuova campagna di scavi archeologici condotta nella zona del Palazzo di Villa Adriana, ha portato alla luce una struttura e materiali di notevole interesse storico. Gli archeologi dell’Università Pablo de Olavide di Siviglia (UPO) hanno infatti identificato una struttura sotterranea databile all’età repubblicana, probabilmente il più antico edificio documentato finora all’interno dell’immensa residenza fatta costruire dall’imperatore Adriano nel II secolo d.C.
L’intervento, realizzato tra aprile e maggio 2026 in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, rientra nel progetto di ricerca che il Seminario di Archeologia dell’ateneo spagnolo conduce senza interruzioni dal 2003 nel sito, inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
La scoperta è emersa nel settore del Palazzo, uno dei nuclei più prestigiosi dell’intero complesso. Qui il gruppo di ricerca diretto dal professor Rafael Hidalgo ha concentrato le indagini su uno dei grandi peristili, i cortili porticati che costituivano il cuore della vita residenziale romana. Proprio sotto questa area si conservano le tracce di una costruzione precedente, un insediamento che precedette la realizzazione della grandiosa residenza imperiale.

Durante gli scavi è stato riportato alla luce un ipogeo, una camera sotterranea scavata nel terreno e successivamente inglobata nelle trasformazioni architettoniche del sito. Secondo le prime interpretazioni, l’ambiente potrebbe avere svolto la funzione di silo o di magazzino per la conservazione di derrate e materiali. La struttura risultava già abbandonata in epoca repubblicana e venne progressivamente riempita con detriti edilizi e materiali ceramici.
Proprio questo riempimento si è rivelato di straordinario interesse scientifico. Gli archeologi hanno recuperato infatti una serie di reperti che consentono di datare il contesto e di ricostruire le fasi più antiche dell’occupazione dell’area. Tra i materiali rinvenuti figurano ceramiche, frammenti di uso quotidiano e una rara collezione di statuette architettoniche in terracotta decorate con figure animali, elementi che arricchiscono il quadro delle produzioni artistiche e decorative dell’Italia repubblicana.

Secondo gli studiosi, il contesto assume un’importanza eccezionale perché rappresenta, almeno allo stato attuale delle ricerche, l’unica testimonianza archeologica repubblicana individuata in modo così chiaro all’interno di Villa Adriana. La struttura potrebbe inoltre costituire il più antico edificio finora identificato nel complesso. Se le future analisi confermeranno questa interpretazione, sarà possibile ricostruire con maggiore precisione la storia del luogo prima dell’intervento dell’imperatore Adriano.

La presenza di una villa precedente non sorprende gli archeologi. L’area tiburtina era infatti particolarmente apprezzata dall’aristocrazia romana già in età repubblicana per il clima favorevole, l’abbondanza d’acqua e la vicinanza alla capitale. Quando Adriano decise di realizzare la propria residenza, non partì da un terreno vergine, ma intervenne su un paesaggio già antropizzato ed occupato da edifici preesistenti che furono in parte demoliti, in parte inglobati e riutilizzati.

Villa Adriana rappresenta uno dei massimi capolavori dell’architettura romana. Costruita principalmente tra il 118 e il 138 d.C., durante il regno di Adriano, si estendeva su una superficie di oltre 120 ettari, configurandosi come una vera e propria città imperiale immersa nel verde. L’imperatore, grande viaggiatore e raffinato conoscitore delle culture del Mediterraneo, vi trasferì suggestioni architettoniche raccolte in Egitto, Grecia e Asia Minore.
Il complesso comprendeva edifici residenziali, quartieri di rappresentanza, biblioteche, teatri, terme, padiglioni per il riposo, giardini monumentali, ninfei e vasti sistemi idraulici. Tra le strutture più celebri figurano il Canopo, lungo bacino d’acqua ispirato probabilmente ai paesaggi nilotici; il Teatro Marittimo, raffinato rifugio privato dell’imperatore; la Piazza d’Oro, sontuoso complesso destinato a funzioni di rappresentanza; le Grandi e Piccole Terme e il vastissimo sistema di percorsi sotterranei destinati alla servitù e ai trasporti interni.

La nuova campagna non si è limitata allo studio delle fasi più antiche del sito. Gli archeologi hanno infatti ottenuto importanti risultati anche nell’analisi dei giardini del Palazzo, contribuendo a ricostruire in modo sempre più dettagliato il paesaggio vegetale della residenza imperiale.
Le indagini hanno confermato l’esistenza di un’ampia aiuola perimetrale che delimitava il peristilio. Questa era caratterizzata da un articolato sistema di parterre continui, composti da lunghe file di vasi collocati l’uno accanto all’altro lungo il perimetro del cortile. I contenitori erano disposti con grande densità e costituivano un elemento essenziale della decorazione vegetale.
Il sistema permetteva una gestione estremamente sofisticata delle fioriture. Terminato il ciclo stagionale di una specie, i vasi potevano essere sostituiti rapidamente con altri contenenti piante nel pieno della loro fase ornamentale. Si trattava dunque di un giardino dinamico, progettato per offrire effetti cromatici e profumi differenti durante l’intero anno.
Accanto ai vasi sono state individuate anche aiuole destinate ad alberi ed arbusti, disposte secondo uno schema rigoroso che riflette una pianificazione accurata degli spazi. La vegetazione non rappresentava un semplice elemento decorativo, ma costituiva parte integrante del progetto architettonico, dialogando con colonnati, portici, fontane e superfici marmoree.

Le nuove evidenze ampliano e precisano i risultati ottenuti nelle campagne precedenti. Nello stesso settore, infatti, il team dell’UPO aveva già documentato un eccezionale insieme di vasi ceramici integri, conservati nella posizione originaria. Quel ritrovamento aveva consentito di comprendere meglio le tecniche di allestimento dei giardini imperiali e le modalità con cui gli spazi verdi venivano costantemente rinnovati e mantenuti.

La ricerca coinvolge un ampio gruppo internazionale di specialisti. Oltre ai docenti, ricercatori e studenti dell’Università Pablo de Olavide, partecipano infatti studiosi dell’Institute of Classical Studies dell’Università di Londra, dell’Università Nazionale di Educazione a Distanza (UNED), dell’Università di Cordova, dell’Università di Murcia e dell’Università Roma Tre.

La scoperta dell’ipogeo repubblicano aggiunge così un nuovo tassello alla lunga storia di uno dei più importanti complessi archeologici del mondo romano. Se Villa Adriana continua a raccontare la magnificenza dell’età imperiale, le strutture ora emerse dal sottosuolo permettono di intravedere un passato ancora più remoto, quello delle residenze aristocratiche che occupavano la campagna tiburtina prima che Adriano trasformasse quel paesaggio in uno dei più straordinari laboratori architettonici dell’antichità.

Fonte: www.stilearte.it 11 giugno 2026

Il NINFEO FEDE o TEMPIETTO DI VENERE

Ninfeo affacciato sulla Valle di Tempe, sulle cui rovine il Conte Fede costruì il suo Casino nel Settecento.
Il Ninfeo Fede sorge su una terrazza panoramica a quota m. 81, che si affaccia verso la Valle di Tempe ed è arginata da muri di contenimento.
Al centro ha un tempietto circolare di ordine dorico, che è stato in parte rialzato, circondato da un’area a giardino delimitata da un portico semicircolare.

Per saperne di più:
https://villa-adriana.net/edifici-dettaglio.aspx?id=77&idCat=41&d=NINFEO%20FEDE%20O%20TEMPIETTO%20DI%20VENERE

Il TEATRO LATINO

Il Teatro Latino è un edificio di cui tutte le fonti antiquarie parlano senza in realtà averlo mai visto.
Si troverebbe vicino alla palestra, ma in realtà non è mai esistito.

Per saperne di più: https://villa-adriana.net/edifici-dettaglio.aspx?id=76&idCat=40&d=TEATRO%20LATINO

La PALESTRA

L’edificio denominato “la palestra” è stato scavato negli anni 2000 ma non è mai stato aperto al pubblico.

Per saperne di più, vai a: https://villa-adriana.net/edifici-dettaglio.aspx?id=66&idCat=40&d=PALESTRA

Il TEATRO GRECO.

È l’area nord-orientale, la prima che si incontra durante la visita, situata sul livello più basso della Villa, circa m. 64 (sul livello del mare) che arriva fino a 74 m.
È una zona infossata e fresca d’estate, delimitata ad est in modo naturale dalla cosiddetta Valle di Tempe, uno dei nomi di luoghi antichi citati dall’Historia Augusta e ripresi dagli studiosi antiquari.
Costeggiando la Valle di Tempe si raggiunge il Teatro Greco.

Per saperne di più, vai a: https://villa-adriana.net/edifici-dettaglio.aspx?id=61&idCat=40&d=TEATRO%20GRECO

 

LA SALA DEI FILOSOFI

Costruita in contiguità con il Teatro Marittimo e delimitata dal Pecile, la Sala dei Filosofi è una grande aula rettangolare con abside orientata a sud dotata di sette nicchie rettangolari.
La testimonianza di Pirro Ligorio ci permette di ricostruirne in parte l’aspetto originario: la fronte presentava due imponenti colonne di cipollino inquadrate da lesene dello stesso marmo, mentre pavimento e pareti erano completamente rivestiti di lastre di porfido, a testimonianza dell’importanza della sua funzione.
L’attuale denominazione deve il suo nome ad una delle interpretazioni proposte riguardo alla sua utilizzazione, secondo cui le nicchie dell’abside avrebbero ospitato le statue di sette filosofi o dei sette saggi greci. Altri ritengono invece che si trattasse di una biblioteca, interpretando le nicchie come scaffali per i volumina (i rotoli di pergamena); tuttavia, la scarsa accessibilità delle rientranze, che si trovano al di sopra di un alto zoccolo, e lo sviluppo in altezza delle nicchie (3 metri), oltre alla loro presenza solo sulla parete di fondo, sembrano far propendere per altre ipotesi. Oggi è ritenuta una sala di rappresentanza monumentale riservata all’attesa degli ospiti, che dovevano conferire con l’imperatore.
Le nicchie potevano con ogni probabilità ospitare un ciclo statuario riferibile alla famiglia imperiale, perfettamente compatibile con la sua funzione ‘pubblica’.

L’EDIFICIO DELLE TRE ESEDRE

L’Edificio con Tre Esedre a Villa Adriana è molto più di una rovina: è l’ingresso monumentale che fungeva da accesso cerimoniale alla Residenza Imperiale (o “Palazzo d’Inverno”), la dimora privata dell’Imperatore Adriano a Tivoli.
Questo complesso, direttamente collegato al Pecile, riproduceva in scala grandiosa la struttura di una domus romana, trasformando il semplice ingresso in un capolavoro di design.
Il cuore dell’edificio era una grande corte centrale, originariamente pavimentata con lussuosi marmi in opus sectile (oggi protetti).
Le tre strutture semicircolari, le tre esedre, che danno il nome all’edificio non erano sale da pranzo, ma piccoli giardini pensili o cortili interni, ciascuno dotato di fontane e circondato da portici a colonne.
L’opulenza era palpabile: le pareti della sala principale erano completamente rivestite in marmo e sono stati rinvenuti resti di capitelli con decorazioni a delfino e basi di colonne finemente intagliate.
Un elemento distintivo del genio architettonico di Adriano era l’uso di percorsi complessi. L’accesso agli edifici successivi, come il Ninfeo Stadio, non era diretto, ma intenzionalmente tortuoso. Questo stratagemma serviva probabilmente sia come filtro di sicurezza sia per creare un effetto sorpresa negli ospiti, esaltando la monumentalità degli spazi che si aprivano inaspettatamente dopo i passaggi laterali.
Nonostante una vecchia ipotesi (Kähler) lo interpretasse come un monumentale triclinium (sala da pranzo), la funzione di atrio/vestibolo per la Residenza Imperiale è oggi la più accreditata, data la presenza dei giardini a cielo aperto nelle esedre. Alcuni ambienti orientati a settentrione erano comunque indicati come potenziali sedi per banchetti ufficiali estivi, sfruttando la posizione più fresca.
L’Edificio con Tre Esedre resta un’eloquente testimonianza della capacità di Adriano di fondere grandezza funzionale e innovazione stilistica, rendendo l’arrivo alla sua dimora privata un’esperienza regale e complessa.

IL GIARDINO STADIO.

Per anni si è creduto che l’area tra il Palazzo d’Inverno e l’Edificio con Tre Esedre fosse uno “Stadio” per via della sua forma.
In realtà, recenti studi confermano: l’aspetto attuale è il risultato delle pesanti spoliazioni e dell’azzeramento degli edifici originali. Quello che vediamo oggi è il “Giardino Stadio”, un’area verde di lusso.
Il Giardino Stadio era un vero e proprio hub di collegamento. Era direttamente connesso con: il Pecile, le Terme con Heliocaminus. i tunnel semisotterranei verso il Teatro Marittimo e la Sala dei Filosofi.
L’accesso principale avveniva tramite l’Edificio con Tre Esedre, un ingresso scenografico che portava, attraverso portici laterali, fino all’Edificio con Peschiera.
L’ala settentrionale è la vera area VIP: un ampio giardino rettangolare porticato che ospitava tre ambienti.
Questi spazi erano rivestiti di marmi pregiati, al centro del giardino, una lunga e bassa vasca rettangolare era affiancata da aiuole. Non mancava l’area relax: un pergolato con una fontana quadrata centrale e ben sei fontane esagonali tutt’intorno.
Il punto focale era un magnifico padiglione rettangolare che si apriva su un ninfeo. S’immagini una grande esedra semicircolare a gradoni con cascatelle che confluivano in una vasca.
È qui che, con ogni probabilità, era posizionato in modo scenografico il celebre gruppo scultoreo dei Niobidi in marmo bianco e nero, la cui alternanza cromatica richiamava l’architettura circostante.

IL PECILE

Il Pecile era uno degli edifici che l’Imperatore Adriano volle replicare nella sua villa a Tivoli, prendendo ispirazione da monumenti più celebri dell’Impero romano e di altre province visitate, come Atene e l’Egitto.

Il Pecile di Atene era un portico presso il Foro, chiamato così (Poecile) per la varietà delle pitture che ne ornavano le pareti. Tali pitture, che celebravano le gesta degli Ateniesi (come la battaglia di Maratona e quella contro le Amazzoni), erano frutto dei pennelli di artisti famosi come Polignoto e Paneno.
La sua fama crebbe perché fu il luogo dove Zenone fondò la setta degli Stoici.

Nella Villa Adriana, il Pecile si presenta come una vasta area quadrilunga (o piazza) orientata da oriente a occidente. Le fonti indicano una lunghezza di circa 850 palmi ed una larghezza di 320 palmi. Era circondato su almeno tre lati (occidente, oriente e settentrione) da un ampio portico sostenuto da pilastri di opera laterizia. Al centro dell’area si trovava uno stagno o natatorio. Il lato settentrionale (quello con il muro ancora intiero) era un doppio portico che garantiva l’ombra ai passeggiatori in ogni ora del giorno.