Anna Maria Reggiani, Riflessioni sulla plastica egittizzante dell’età di Adriano.

Lo studio delle rappresentazioni di Antinoo presenta numerose complessità, nonostante la vasta bibliografia sull’argomento.
Tra le questioni ancora aperte figurano la ricostruzione della sequenza cronologica all’interno di un corpus complessivo di sculture solitamente datato in blocco tra la morte di Antinoo e quella di Adriano, e la definizione della sua funzione e collocazione a Villa Adriana.
Il mercato antiquario del XVIII secolo contribuì a diffondere l’immagine di Antinoo nelle collezioni europee, mentre i restauri sette-ottocenteschi influenzarono la percezione della sua figura, accentuandone un’idealizzazione intrisa di un erotismo legato più al gusto dell’epoca che all’intento originario degli artisti antichi. Il giovane, immortalato nell’arte e nella letteratura, divenne così un’icona della bellezza malinconica e dell’amore tragico, il cui fascino perdurò nei secoli….

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Autore: Anna Maria Reggiani – areggiani25@gmail.com in Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte, n. 80, III Serie – Anno XLVIII – 2025 – Pisa-Roma – Fabrizio Serra Editore MMXXV

Anna Maria Reggiani, Un viaggio insolito da Villa Adriana al Louvre Abu Dhabi.

Inaugurato nel 2017 sull’isola di Saadiyat, il Louvre Abu Dhabi rappresenta uno dei progetti museali più ambiziosi del XXI secolo.
Parte di un ampio piano di trasformazione dell’isola in hub culturale internazionale, il museo si affianca ad altritanti istituti in fase di realizzazione, come il Guggenheim Abu Dhabi (progettato da Frank Gehry) e il Performing Arts Center di Zaha Hadid.
Frutto di un accordo tra il governo degli Emirati Arabi Uniti e la Francia, il Louvre Abu Dhabi è stato presentato come uno strumento di dialogo interculturale e simbolo del soft power emiratino.
Il progetto ha suscitato ampie discussioni, sia per la sua audace concezione architettonica e miseografica, sia per le implicazioni etiche e politiche che ne derivano. L’edificio, firmato da Jean Nouvel, colpisce per l’imponente calotta in alluminio del diametro di 180 metri, composta da 7.850 elementi geometrici che generano un effetto di “pioggia di luce”, evocando l’ombra frastagliata delle palme nelle oasi arabe. Oltre al forte impatto visivo, la cupola svolge una funzione climatica essenziale, regolando in modo sostenibile la temperatura interna. L’architettura del museo si distingue così per l’equilibrio tra modernità e richiami alla tradizione araba, pur risultando, per forza narrativa e originalità, superata dal più recente Museo Nazionale del Qatar, noto come la “Rosa del Deserto”….

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Autore: Anna Maria Reggiani – areggiani25@gmail.com in ATTI E MEMORIE della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, Tivoli, Vol. XCVIII 2025

TIVOLI (Roma). Tracce di un viaggio di Leonardo.

Un episodio meno noto ma storicamente documentato nella vita di Leonardo da Vinci rivela un incontro affascinante tra il genio rinascimentale e le maestose rovine dell’antica Roma. La sua visita a Tivoli, ed in particolare alla “Casa di Adriano” – l’attuale Villa Adriana – è attestata da appunti e schizzi personali che gettano nuova luce sulle sue ispirazioni e sulla sua incessante sete di conoscenza. Un viaggio che non fu solo studio, ma una vera e propria immersione nella classicità, con ripercussioni significative sulla sua produzione artistica e sulla riscoperta dell’architettura antica.

La prova più diretta di questa visita risiede in un’annotazione autografa di Leonardo stesso. Su un foglio del celebre Codice Atlantico (f. 616 v, o f. 618v), si legge l’iscrizione “Tivoli vecchio, casa di Adriano” accompagnata dalla data “20 marzo 1501”. Sebbene la cronologia esatta sia stata oggetto di dibattito tra gli studiosi, con alcuni che ipotizzano una datazione “ab incarnatione” (Laus deo 1500 a dì 20 marzo), questa resta la finestra temporale più probabile.
La data del marzo 1501 collocherebbe la visita subito dopo il ritorno di Leonardo a Firenze, a seguito dei suoi soggiorni a Mantova e Venezia all’inizio del secolo. Sebbene manchino documenti che attestino esplicitamente un viaggio da Firenze a Roma in quel periodo, la plausibilità della sua presenza nella capitale pontificia è rafforzata dai suoi rapporti con figure influenti come Papa Alessandro VI Borgia e Cesare Borgia, conosciuti a Milano.
Un’alternativa, suggerita da ricerche più recenti, colloca la visita durante il soggiorno romano di Leonardo tra il 1513 e il 1516. In particolare, si ipotizza che nel primo semestre del 1515, Leonardo, su commissione di Giuliano de’ Medici, abbia compiuto brevi gite nei dintorni di Roma, includendo Tivoli e Villa Adriana.

La visita di Leonardo a Tivoli è ulteriormente confermata da un disegno presente nel Codice Arundel (f. 224 r), custodito presso la British Library. Questo schizzo ritrae un tratto delle rovine e, secondo gli esperti, raffigura il Serapeo (o Tempio di Serapide) del Complesso del Canopo di Villa Adriana. Leonardo lo rappresenta come una vasta e misteriosa caverna, un dettaglio che aggiunge un’aura di fascino alla sua interpretazione. Il disegno, diviso tra una scena pastorale nella parte superiore e la “grotta-caverna” inferiore, potrebbe addirittura essere collegato alla macchina scenica che il maestro stava realizzando per “La favola di Orfeo” di Angelo Poliziano.
Interessanti sono anche le più recenti interpretazioni che vedono in un minuscolo disegno vinciano nel Codice Atlantico, precedentemente attribuito al Pantheon, una pianta del misconosciuto Tempio di Apollo e delle Muse di Villa Adriana.

La visita a Tivoli ed a Villa Adriana fu un momento cruciale per la formazione intellettuale ed artistica di Lenardo. In quel periodo, il sito archeologico stava vivendo una vera e propria riscoperta, fungendo da “scuola” per numerosi artisti desiderosi di completare la propria formazione e trarre ispirazione.
Per Leonardo, questo viaggio significò un profondo contatto con l’arte classica e le ricche collezioni di antichità romane, alimentando il suo già spiccato interesse per l’architettura.

Lo studio dei monumenti di Villa Adriana fu determinante per la riscoperta degli elementi dell’architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. L’UNESCO ha riconosciuto il ruolo fondamentale di Villa Adriana nella nascita del Rinascimento.
Le rovine non furono semplici mete di studio, ma una fonte diretta e concreta di ispirazione.
L’influenza di questo viaggio sulla genesi creativa di Leonardo è innegabile, specialmente considerando la sua naturale inclinazione al dialogo con l’antico.
Alcuni studiosi, come Carlo Pedretti, ipotizzano che le sculture delle Muse ritrovate a Villa Adriana (oggi al Prado) abbiano servito da “modelle scultoree” per figure in alcune delle sue opere più celebri, come la “Vergine con Sant’Anna”.
Leonardo non poteva rimanere estraneo a questa “scuola di classicità e di romanità”. Il contatto con le vestigia dell’antica Roma a Tivoli, luogo favoloso e sede delle villae per l’otium, ed in particolare con la grandiosa Villa di Adriano, completò la sua sete di conoscenza, arricchendo il suo già vasto repertorio di idee e ispirazioni.

La visita di Leonardo da Vinci a Tivoli rappresenta un tassello fondamentale per comprendere la vastità dei suoi interessi e le fonti della sua inesauribile creatività. Un viaggio che, attraverso appunti e disegni, ci permette di cogliere l’incontro tra uno dei più grandi geni della storia e l’eterna magnificenza dell’antica Roma.

Fonte: Saluti da Tivoli, 4 novembre 2025

Anna Maria Reggiani. Villa Adriana e la memoria di Antinoo.

Antinoo rivestiva un ruolo di rilievo tra le divinità più popolari in epoca romana. Venerato in sacelli in ambito privato, un luogo di culto a lui dedicato non poteva mancare all’interno di Villa Adriana.

Il mito di Antinoo e la dispersione del patrimonio scultoreo
Villa Adriana, residenza imperiale alle porte di Tivoli, è uno dei più straordinari complessi architettonici dell’antichità, concepita come un microcosmo del mondo allora conosciuto, una summa di culture e stili artistici che riflettevano il cosmopolitismo dell’imperatore Adriano. In questo scenario, articolato in padiglioni, giardini, ninfei e portici, l’arredo scultoreo ebbe un ruolo fondamentale non solo come ornamento ma come elemento strutturale e simbolico di un sofisticato programma iconografico e ideologico.
Adriano fece collocare nella Villa copie di celebri originali greci, statue egittizzanti, ritratti di membri della famiglia imperiale e di divinità sincretiche, dando forma a un paesaggio culturale capace di fondere classicismo e suggestioni egizie, memoria e creazione, natura e artificio. Tra queste presenze, la figura di Antinoo, il giovane amato da Adriano e divinizzato dopo la morte prematura avvenuta nel 130 d.C., e presumibilmente sepolto secondo il rito egizio ad Antinoupolis nel tempio a lui dedicato, occupa una posizione centrale. La Villa divenne uno dei luoghi privilegiati della sua memoria cultuale e artistica, con numerose statue di culto, testimonianza di una volontà programmatica di costruzione del mito attraverso l’arte (FIGG.1-4).
Purtroppo, a partire dall’età moderna, il patrimonio scultoreo di Villa Adriana è stato oggetto di una sistematica dispersione. Gli scavi condotti nel Pantanello in diverse fasi – dapprima da Francesco Antonio Lolli (1724), poi sotto la direzione di Gavin Hamilton (1769–1772) – hanno restituito una notevole quantità di materiali fuori contesto, riconducibili a programmi iconografici ancora oggi non del tutto chiariti nei loro molteplici significati.
Hamilton aveva intrapreso la sua campagna di scavi con l’intento di reperire marmi da impiegare nel restauro di sculture destinate alla vendita. Le ricerche portarono alla luce numerosi capolavori, oggi dispersi tra i principali musei europei e in numerose collezioni private. Teste, statue e rilievi furono smembrati, restaurati secondo il gusto del tempo e decontestualizzati. Questa dispersione ha reso complessa la ricostruzione dell’originario programma decorativo e cultuale della residenza; tuttavia, ha anche contribuito alla sua fama internazionale, inserendo le opere adrianee nei più prestigiosi musei del mondo. Alcuni capolavori provenienti da Villa Adriana, inizialmente conservati nei Musei Capitolini e poi ceduti alla Francia in seguito al Trattato di Tolentino (1797) e non più restituiti, proiettano oggi Tivoli in uno scenario internazionale che comprende il Louvre di Parigi e la sede di Abu Dhabi (FIG.5).
Lo studio delle immagini di Antinoo continua a porre problemi critici, nonostante l’ampia e crescente bibliografia sull’argomento. Tra i nodi ancora irrisolti si annoverano la ricostruzione cronologica del corpus — generalmente attribuito al periodo tra la morte del giovane e quella di Adriano — e la definizione della funzione e collocazione all’interno della villa.
Il mercato antiquario del Settecento, insieme all’attività di restauro condotta secondo il gusto dell’epoca, contribuì in modo determinante alla costruzione di una immagine del favorito, accentuandone l’erotizzazione e l’idealizzazione in chiave neoclassica e romantica. Questa trasformazione iconografica, frutto di interventi spesso arbitrari e di esigenze commerciali e collezionistiche, trasformò il giovane in un archetipo della bellezza malinconica e dell’amore tragico, celebrato anche nella letteratura e nel pensiero estetico moderno.

L’Antinoeion (FIG.6).
Fin dal XIX secolo, numerosi studiosi hanno cercato di mettere in relazione l’insieme di sculture egizie rinvenute a Villa Adriana con la memoria di Antinoo. Tra questi, l’eminente egittologo Jean-Claude Grenier propose una ricostruzione ipotetica del programma decorativo all’interno del Serapeo, collocandovi una serie di statue egittizzanti rinvenute tra il XVII e il XVIII secolo in diverse aree della villa. Secondo la sua interpretazione, tali sculture rappresentavano il paesaggio egiziano sommerso dall’inondazione del Nilo e il principio del rinnovamento ciclico della vita. Sebbene suggestiva, la proposta non fu accolta unanimemente, poiché fondata esclusivamente su valutazioni stilistiche e comprendente opere la cui provenienza da Villa Adriana non è documentata.
L’individuazione, a seguito di una campagna di scavi condotta da Zaccaria Mari a cavallo del terzo millennio, del luogo della memoria dedicato ad Antinoo consente oggi di avanzare nuove ipotesi sull’ubicazione originaria delle sculture egittizzanti di provenienza certa o presunta da Villa Adriana, suggerendo un contesto topografico più coerente rispetto a quello ipotizzato da Grenier. In questa prospettiva, l’Antinoeion ubicato in una posizione di rilievo adiacente all’ingresso principale della residenza (il cosiddetto Grande Vestibolo) non può essere interpretato come un semplice ninfeo egittizzante, ma va riconosciuto come un autentico spazio cultuale a funzione liturgica dedicato al pupillo di Adriano, come dimostrano i materiali decorativi rinvenuti e la loro connessione con pratiche rituali legate alla venerazione del giovane divinizzato (FIG.7).
Considerato il ruolo centrale di Adriano nella creazione e nella diffusione del culto di Antinoo, risulta difficile pensare che l’imperatore non avesse previsto un luogo specifico a lui dedicato all’interno della dimora tiburtina. Nel mondo greco-romano il cenotafio ha un elevato valore simbolico in quanto garantisce un luogo per il culto e testimonia l’onore e il rango della persona commemorata.
Nel caso delle famiglie imperiali, la costruzione di edifici monumentali perpetuava la memoria del personaggio come ad esempio, il cenotafio eretto in onore di Traiano a Selinunte in Cilicia, ove morì. Tali costruzioni, pur non ospitando spoglie, fungevano da luoghi di culto civile e memoria pubblica, per garantire visibilità, prestigio e durata nel tempo.
Villa Adriana come è noto, è il sito da cui proviene il maggior numero di raffigurazioni di Antinoo ed è l’unico ad aver restituito ritratti che si discostano dal tipo iconografico canonico codificato nelle repliche più diffuse. Questa varietà non riflette solo l’intensità del culto, ma rivela una sofisticata sperimentazione visiva, strettamente connessa alla dimensione rituale della residenza imperiale, ove la rappresentazione del dio-eroe assumeva forme e significati peculiari, inseriti in un preciso contesto liturgico. In questo senso, Villa Adriana si configura come un laboratorio artistico e cultuale privilegiato, in cui la pluralità delle forme statuarie, l’impiego di elementi egittizzanti e l’uso di pregiati marmi policromi testimoniano non solo l’intensità della produzione, ma anche una notevole autonomia espressiva rispetto ai modelli iconografici e decorativi convenzionali.

Il museo virtuale
La diaspora delle sculture provenienti da Villa Adriana, se affrontata criticamente, può oggi trasformarsi in una preziosa opportunità conoscitiva. I progressi delle tecnologie digitali, della modellazione 3D e della condivisione online delle collezioni museali permettono infatti di ricostruire virtualmente l’unità perduta, configurando una nuova forma di museo: un museo virtuale di Villa Adriana, capace di riunire le opere disperse e restituire loro contesto, relazioni, funzioni e significati.
Un’iniziativa di questo tipo rappresenterebbe non solo un avanzamento scientifico, ma anche un modo per reinterpretare in chiave contemporanea l’esperienza del Museo didattico allestito nel Casale Triboletti di Villa Adriana, chiuso da oltre vent’anni, e originariamente concepito per rendere leggibile l’articolazione della Villa e dei suoi apparati decorativi.
Non si tratterebbe di un semplice esercizio di restituzione filologica, ma di un atto consapevole di ricomposizione della memoria culturale, in grado di offrire alla città di Tivoli una proposta innovativa e coerente con le linee guida promosse dal Ministero della Cultura e dall’UNESCO.
Ricostruire — anche solo in forma digitale — il paesaggio scultoreo e rituale della Villa significherebbe non soltanto restituire dignità e contesto alle opere disperse, ma anche offrire al pubblico globale una nuova chiave di lettura di uno dei luoghi più emblematici della cultura imperiale romana.

Bibliografia:
– GRENIER 1989= J.-C. GRENIER, La décoration statuaire du “Sérapeum” du “Canope” de la Villa Adriana. Essai de reconstitution et d’interprétation, in MEFRA 101 (1989), pp. 925–1019.
Villa Adriana. Paesaggio antico e ambiente moderno, a cura di A. M. Reggiani, atti del convegno (Roma, 23–24 giugno 2000), Milano 2002.
– CACCIOTTI 2010= B.CACCIOTTI, Frammenti dell’Egitto di Adriano: dalla villa di Tivoli alle collezioni antiquarie, in B. Palma Venetucci (a cura di), Il fascino dell’Oriente nelle collezioni e nei musei d’Italia, Roma 2010, pp. 229–234.
– MARI 2012 = Z.MARI, Antinoo a Villa Adriana, in M. Sapelli Ragni (a cura di), Antinoo. Il fascino della bellezza, catalogo della mostra (Villa Adriana, 5 aprile – 4 novembre 2012), Milano 2012, pp. 79–91.
– MARI SGALAMBRO 2007= Z. MARI-S. SGALAMBRO, The Antinoeion of Hadrian’s Villa: Interpretation and Architectural Reconstruction, in AJA 111 (2007), pp. 83–104.
– DI SANTI 2022= A. DI SANTI, Le immagini di Antinoo. Formazione, diffusione e fortuna, Pisa 2022.

Elenco delle illustrazioni
1. Testa di Antinoo Iacchos – Roma, Museo Nazionale Romano, inv. 1192.
Foto: Carole Raddato.
2. Testa di Antinoo-Osiride – Dresda, Staatliche Kunstsammlungen, inv. Hm 023.
Foto scattata durante la mostra Ägypten, Griechenland, Rom. Abwehr und Berührung, Tübingen, 2005.
3. Busto di Antinoo-Osiride – Parigi, Musée du Louvre, inv. Ma 433.
Foto: Carole Raddato.
4. Statua di Antinoo-Osiride – Roma, Musei Vaticani, Museo Gregoriano Egizio, inv. 22795.
Foto: Carole Raddato.
5. Statua di Iside da Villa Adriana – Louvre Abu Dhabi.
Foto: dell’autrice.
6. Antinoeion, ricostruzione assonometrica del complesso –
Da: Z. Mari, S. Sgalambro, The Antinoeion of Hadrian’s Villa: Interpretation and Architectural Reconstruction, in AJA 111 (2007), p. 85, fig. 3.
7. Testa regale in marmo grigio dall’Antinoeion –
Da: Z. Mari, S. Sgalambro, The Antinoeion of Hadrian’s Villa: Interpretation and Architectural Reconstruction, in AJA 111 (2007), p. 99, fig. 23.

Elenco dei crediti fotografici e diritti di riproduzione
Fig. 1,2, 3, 4: Foto di Carole Raddato, CC BY-SA 2.0, via Flickr. Fig. 2 : uso a fini di studio. Fig.4 : © Musei Vaticani.
Fig. 5: Foto dell’autrice, scattata presso il Louvre Abu Dhabi il 31 -01-2025
Fig. 6–7: Le immagini sono state gentilmente concesse da Zaccaria Mari a fine di studio, © Archaeological Institute of America.

Autore : Anna Maria Reggiani – areggiani25@gmail.com

Maria Luisa Nava. Non dimentichiamoci di Iside: la “scandalosa e la magnifica” abita nel cuore di Adriano e della sua Villa.

I recenti scavi compiuti nella c.d. Palestra di Villa Adriana a Tivoli hanno comportato una serie di rinvenimenti che, posti a confronto con le risultanze delle indagini del passato, hanno consentito di riconoscere inequivocabilmente la presenza di un tempio dedicato a Iside, la più importante divinità egizia, che non poteva non essere stata presa in considerazione dall’Imperatore per la sua rilevanza nella religiosità e nelle credenze filosofiche ed escatologiche dei culti orientali.

Villa Adriana, Tivoli. Nel cerchio giallo la c.d. Palestra

L’ESPANSIONE DEL CULTO DI ISIDE DALL’EGITTO ALL’ITALIA
Il culto di Iside, la “Grande Madre” dell’Egitto, ha avuto nei tempi antichi, soprattutto nell’Egitto Tolemaico, una grande diffusione e si è esteso progressivamente anche in ambito mediterraneo ed è giunto in Italia già nel periodo della repubblica romana. Portato con tutta probabilità dai mercanti damasceni che avevano posto il loro più importante emporion in Campania, a Puteoli (l’antica Pozzuoli), il culto misterico di questa dea, la cui magnificenza è celebrata da numerosi inni a lei dedicati e le cui vicissitudini sono ampiamente descritte nella mitologia egizia, si diffonde rapidamente in tutte le più importanti città romane, a partire da Roma, dove, già dal II secolo a.C., sono edificati templi e santuari a lei dedicati.
Iside, infatti, incarna la divinizzazione dell’essenza femminile, nei suoi molteplici e multiformi aspetti di grande forza, tenacia e determinazione ed al contempo di fragilità e vulnerabilità, in una commistione che si compenetra e dà luogo ad una figura in cui la “pietas”, cioè il sentimento di devozione, rispetto e comprensione, non sono sintomo di debolezza, ma piuttosto espressioni di una forza e di un coraggio che, dinanzi all’ingiustizia, possono sfociare anche nella ferocia.
Iside è tutto questo, perché è innanzi tutto una figlia ed una sorella, ma anche una madre ed una sposa e come tutte le donne è disposta a sacrificarsi per la sua famiglia, subendo le più grandi atrocità, ma riuscendo sempre a vincere le avversità ed a trionfare sui suoi nemici. Per questo Iside è la dea più grande dell’Egitto, la “scandalosa e la magnifica” a cui tutte le creature, dei, fiere e uomini si inchinano e che concede a coloro che si pentono sinceramente il proprio perdono.
E’ dunque una divinità poliedrica ed attrattiva e non stupisce che il mondo antico ne sia stato soggiogato, tanto da tributarle una devotio che si estende presso tutti i popoli mediterranei.
Gli Isei a lei dedicati in Italia sono molteplici: a partire da Roma, dove ne sono documentati diversi e dove le fonti collocano il più importante a Campo Marzio, a Palestrina e ad Ostia; a Pompei, a Cuma ed a Pozzuoli, in Campania; ma anche nell’Italia Centrale a Pisa, Firenze, Fiesole, Bologna, Sentino, Treia e Sarsina. Sono attestati inoltre nel Settentrione a Industria (Monteu da Po – Torino), Verona

Vialla Adriana, Tivoli. Le planimetrie storiche della c.d. Palestra

ed Aquileia (Udine).

DOMIZIANO E L’ISEO DI BENEVENTO
In Campania, poi, si colloca a Benevento una delle testimonianze più importanti del culto isiaco: infatti, proprio alla volontà di Domiziano si deve la costruzione di un grande santuario dedicato ad Iside che l’imperatore volle dedicarle al suo ritorno dal viaggio compiuto in Egitto, nell’89 d.C., e che venne adornato con statue e rilievi egizi oltre che da una statua raffigurante l’imperatore in veste di faraone (Fig. 1).
E se Domiziano – che non amava particolarmente l’Egitto, in cui si era recato principalmente per affermare e rafforzare il suo potere in quell’importante provincia dell’impero – si sentì in dovere di dedicare un luogo di culto alla Grande Madre, come possiamo non pensare che Adriano, che – proprio per la sua formazione culturale e le sue speculazioni filosofiche all’Egitto era tanto legato – non abbia voluto completare la costruzione della sua maestosa villa, ispirata all’Oriente, con l’edificazione di un tempio per celebrare la più grande divinità egizia?
A questo interrogativo, che da tempo si ponevano gli studiosi, hanno trovato piena e definitiva risposta le scoperte effettuate recentemente da un archeologo che ben conosce sia la V

Villa Adriana, Tivoli. Il ritrovamento della sfinge ai piedi della scalinata del podio.

illa che tutto il territorio tiburtino in cui opera, con una competenza ed una tenacia che gli hanno consentito di ottenere i migliori risultati, da oltre 40 anni.

LA C.D. “PALESTRA” DI VILLA ADRIANA: UNA STRAORDINARIA SCOPERTA. E’ UN ISEO!
Le recenti ricerche condotte da Zaccaria Mari in quella che dal ‘500 era conosciuta come “Palestra”, infatti, hanno ampiamente ed inconfutabilmente dimostrato che si tratta in realtà di una struttura santuariale identificabile come Iseo (Figg. 2-3).
Infatti, non solo il Mari ha ritrovato nei suoi scavi elementi architettonici e scultorei che riportano chiaramente al culto di Iside (persino una statua di Horus, il figlio primogenito di Iside e Osiride, in forma di falco), ma il suo acuto intuito e la sua profonda conoscenza dei ritrovamenti che sono avvenuti in passato nella Villa, gli hanno permesso di riconoscere altri importanti reperti, ancorchè dispersi nel corso dei secoli in altri musei ed interpretati in maniera del tutto difforme.
Così il Mari identifica nei busti in porfido rosso dei Musei Capitolini, del Museo Archeologico di Venezia e del Louvre di Parigi altrettante rappresentazioni di Sacerdoti di Iside, mentre inequivocabilmente attribuisce all’Iseum adrianeo anche la sfinge in marmo preconnesio (lo stesso impiegato per la statua di Horus) rinvenuta alla base della scalinata del podio su cui si erge la cella (Figg. 4-5).

Villa Adriana, Tivoli. La statua di Horus in forma di falco.

La sua disamina prosegue attraverso una lucida ed approfondita analisi anche di altri elementi rinvenuti nei suoi scavi, che lo portano a riconoscere anche nei piccoli (ed apparentemente poco significativi) frammenti di marmo bianco e di ardesia rinvenuti parte delle teste, dei becchi (in bianco) e delle code nere degli ibis, uccelli sacri alla dea, che sono altresì raffigurati nell’affresco da Ercolano, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in cui è rappresentata la cerimonia misterica delle feste dette “Isia”, che si svolgevano dal 28 ottobre al 3 novembre (Fig. 6).

In sostanza, un lavoro accuratissimo, svolto con grande competenza e “certosina” pazienza che apre, una volta tanto realisticamente e senza alcun forzato sensazionalismo, una nuova ed inedita prospettiva di ricerca e di speculazioni sulla Villa e ci prospetta come ancora ci siano ampi spazi per il prosieguo degli studi su questo straordinario complesso, del quale ad oggi conosciamo solo una parte, nonostante la copiosa produzione scientifica e la grande fama che l’accompagna da secoli (dal Grand Tour in poi, soprattutto) sino ai nostri giorni.

L’affresco di Ercolano con le Isia e i ritrovamenti di Villa Adriana.

E ben conclude il suo lavoro il Mari, con considerazioni ineccepibili che piace qui riportare testualmente (MARI 2019, p. 48): “In conclusione riteniamo – come sopra anticipato – che nella Palestra si debba riconoscere un Iseum, ove, al culto di Iside si associavano anche i culti di altre divinità del pantheon egizio-romano, tra cui quello del fanciullo divinizzato come Osirantinoo venerato nell’Antinoeion.

È anche possibile avanzare l’ipotesi che le statue di sacerdoti isiaci con il busto nudo, in varie pose gestuali ed impugnanti vari strumenti, la statua di sacerdote vestito, sfingi ed ibis componessero la rappresentazione in marmo di una cerimonia isiaca come quella raffigurata nella pittura ercolanese. L’aula basilicale e le “sale nobili”, che hanno ingressi rivolti in direzioni diverse, potrebbero essere stati veri e propri templi ospitanti immagini di culto. In quest’area del complesso, che è a quota leggermente superiore, si trovava forse il pilastro con il busto colossale di Iside-Demetra, che fu rinvenuto, secondo il Ligorio, “in luogo alto”. Rafforza l’interpretazione come Iseo anche quello che doveva essere l’aspetto originario del luogo, cioè l’ambientazione nella valle di Tempe trasformata in una sorta di oasi-giardino esterna al corpo principale della villa.”

Bibliografia:
– MARI 2019: Z. Mari, Il complesso della c.d. Palestra a Villa Adriana alla luce dei recenti scavi, in Atti del Convegno Dodicesimo Incontro di Studi sul Lazio e la Sabina, Roma, 8-9 giugno 2015, Roma 2019, pp.39-49.

Riferimenti fotografici:
Le immagini riprodotte sono state gentilmente concesse da Zaccaria Mari

Autore: Maria Luisa Nava – mlsnava@gmail.com

TIVOLI (Roma). Un nuovo percorso espositivo per i Musei del Canopo a Villa Adriana.

Il 21 ottobre, alle ore 11.30, alla presenza del capo di Gabinetto del Ministro Valentina Gemignani, del direttore generale Musei del MiC Massimo Osanna e della direttrice delegata dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este Elisabetta Scungio sarà presentato un nuovo percorso espositivo dei Mouseia-Musei del Canopo di Villa Adriana.
Questa novità consente di valorizzare il contesto monumentale e, al contempo, di ampliare lo spazio espositivo. Finora, infatti, il percorso includeva solo la visita al piano superiore del complesso museale, mentre non era fruibile quello inferiore dove si conserva una parte significativa della statuaria rinvenuta nel Canopo.
Otto sale in sequenza ospitano le opere più significative emerse dagli scavi archeologici condotti nel tempo: tra queste spiccano le Cariatidi, provenienti dall’area del Canopo, alcuni ritratti imperiali ed i resti del gruppo scultoreo ispirato alla leggenda omerica del mostro Scilla che divora i compagni di Ulisse.
Inoltre, è esposta una parte considerevole delle decorazioni della Villa, tra cui gli affreschi provenienti dall’area del cosiddetto Macchiozzo, recentemente restaurati e ricomposti. Sono anche presenti reperti che rimandano all’Egitto, tra cui una figura di Horus ed una Sfinge, frutto di indagini stratigrafiche effettuate nell’ultimo ventennio nell’area della Palestra ed in quella dell’Antinoeion.
Per la prima volta sarà infine visibile, dopo l’ultimo restauro, una scultura in marmo bigio che ritrae due figure distese del ciclo statuario dei Niobidi.

La riqualificazione degli ambienti è stata possibile grazie al finanziamento Pnrr-Investimento 1.2, dedicato all’accessibilità dei musei e dei luoghi della cultura, gestito dalla Direzione generale Musei del MiC: sono stati consolidati, in particolare, gli intonaci decorati delle volte romane ed è stato revisionato l’impianto di deumidificazione, garantendo così le migliori condizioni microclimatiche per la conservazione delle opere e la salubrità dell’aria negli spazi di visita.

Info:
Dal 22 ottobre il complesso sarà aperto al pubblico, dal lunedì alla domenica.
Informazioni e biglietti sulla pagina dedicata del sito di CoopCulture.

Autore: Roberto Mercurio

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 10 ottobre 2025

TIVOLI (Roma). Sorprendente nuovo edificio di epoca imperiale a Villa Adriana.

Villa Adriana (Tivoli) dopo quasi duemila anni riemerge complesso sconosciuto di epoca adrianea. Una ricca scoperta nel sito Unesco, che ha portato alla luce una struttura demolita per far posto al cosiddetto anfiteatro. Proprio la demolizione e l’utilizzo delle macerie, riutilizzate per la costruzione del piano del nuovo edificio, hanno permesso il ritrovamento di preziosi elementi di decorazione e rivestimenti dell’epoca.
La campagna di scavo, diretta dal professor Fabio Giorgio Cavallero, è stata intrapresa nel 2024 nel cosiddetto Anfiteatro di Villa Adriana, dal dipartimento di Studi Umanistici (Distum) dell’università degli Studi di Urbino Carlo Bo, su indicazione del direttore dell’istituto villa Adriana e villa d’Este-Villæ, Andrea Bruciati, e su concessione del Mic.
tivoliAi piedi di Piazza d’Oro, il grande edificio per le feste e i banchetti costruito dall’imperatore Adriano (117-138 dc), si trova infatti una struttura di forma ellittica che fin dal Cinquecento è stata ritenuta una vasca destinata ai bagni o all’allevamento dei pesci. Negli anni Novanta del secolo scorso la pulizia del sito ha però messo in luce alcuni elementi forse riferibili ad un anfiteatro. I risultati della attuale campagna sono stati sorprendenti: al di sotto di pochi centimetri di terra sono infatti emerse le murature di un grande complesso di epoca adrianea mai documentato finora.
Si tratta di un edificio di oltre 25 metri di lunghezza per 15 di larghezza, composto da un’ampia aula rettangolare circondata da otto stanze aperte su un terrazzo sorretto da pilastri che si conservano per oltre tre metri di altezza. Questo edificio venne in parte distrutto per lasciar posto al cosiddetto anfiteatro ma le macerie, invece che essere asportate, furono utilizzate per creare il piano sul quale si realizzò il pavimento della nuova struttura ellittica. Ed è per questo motivo che lo scavo ha permesso di recuperare sia i marmi che rivestivano l’esterno del complesso (compresi i pilastri), sia gli intonaci che ne decoravano le stanze: marmi bianchi, serpentino verde, porfido rosso e intonaci dipinti in giallo, rosso, verde e ornati da nastri intrecciati, acanti e melagrani.
Fino a oggi, a Villa Adriana, non si conosceva un complesso così esteso e riccamente decorato, voluto da Adriano ma poi distrutto per lasciar spazio ad una nuova e differente struttura.
”Un dato è fin da ora chiaro: un nuovo grande edificio – dichiara Berta Martini, direttrice del Distum – si deve aggiungere alla complessa articolazione della villa voluta e disegnata da Adriano, un sito Unesco che ancora oggi non smette di regalare, nonostante gli oltre cinquecento anni di scavi e ricerche, scoperte sorprendenti”.
”Villa Adriana – dichiara il direttore delle Villæ, Andrea Bruciati – è oggi più che mai un attivo cantiere di studi ed una fucina di novità. L’équipe dell’Università di Urbino ha rinvenuto un edificio ad oggi sconosciuto, aggiungendo una pagina del tutto inedita alla conoscenza del sito. Illuminato e ambizioso, l’imperatore Adriano si è dedicato ad una progettualità costruttiva fatta di grandi e meravigliose opere, da cui è disceso l’insieme straordinario e vario della villa. L’eccezionalità del sito ne fa un palinsesto cangiante e primario al contempo, ispirando nell’Istituto un progetto di gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico, monumentale e naturalistico improntato all’interdisciplinarità e alla trasversalità”.

Fonte: www.rainews.it 24 ottobre 2024

TIVOLI (Roma). Riapre dopo il restauro il Teatro Marittimo della residenza dell’imperatore Adriano.

Dopo una campagna di restauro, durata tre anni, il Teatro Marittimo uno dei luoghi prediletti dall’imperatore Adriano nella sua fastosa dimora sarà di nuovo visitabile a partire dal 29 luglio.
Venerdì 28 luglio, alle ore 18.30, nell’area Archeologica di Villa Adriana, alla presenza del Sottosegretario del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con delega ai siti UNESCO Ilaria Borletti Buitoni, sarà presentato l’importante intervento per la conservazione delle strutture del complesso monumentale del Teatro Marittimo e della Sala dei Filosofi.
Un’inaugurazione che segna anche l’inizio di un biennio dedicato al grande Imperatore, in occasione del 1900° anniversario dalla sua ascesa al trono.
“Il Teatro Marittimo – commenta Andrea Bruciati, Direttore dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este – era uno spazio dedicato al pensiero, alla meditazione, alla riflessione, che riemerge ora da un restauro che ha interessato nell’ultimo triennio un’area fondamentale del complesso residenziale adrianeo. Ambiente simbolo dell’immaginario, parzialmente inaccessibile dal 2010, che ora reintegra la lettura totale del monumento, proiettando una luce nuova sul futuro prossimo della Villa”.
“Questa riapertura – prosegue Bruciati – segna quindi un primo atto estroverso di un processo inclusivo che vedrà varie aree dispiegarsi nuovamente al pubblico in questo biennio dedicato all’Imperatore. Un’azione simbolica e concreta che si innesta dialetticamente su una frequenza preziosa ed antica, che indica in maniera attuativa il nuovo corso dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este”.
Alfonsina Russo, Soprintendente per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio per l’Area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, spiega l’importanza dell’intervento di restauro: “L’impegnativa opera di restauro, svoltasi nel 2014-2016, ha risolto i problemi di sicurezza e restituito piena leggibilità al più celebre complesso monumentale della Villa che per le sue numerose “citazioni” nell’architettura moderna ha contribuito in maniera determinante all’iscrizione della residenza tiburtina nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Dopo un lungo periodo di chiusura sarà di nuovo percorribile il suggestivo portico anulare del Teatro Marittimo, che consentiva di accedere ai due vicini Palazzi imperiali, e si potrà ammirare la minuscola domus privata accolta sull’“isola” centrale cinta dal canale. L’integrazione delle cortine murarie, condotta – com’è nella tradizione dei restauri in Villa – con rigoroso metodo filologico, rispettoso della poesia delle rovine, e la pulitura delle superfici lapidee enfatizzano la bellezza delle soluzioni spaziali che si inseriscono, prediligendo spazi avvolgenti e coperture a volta, nel più innovativo filone della progettazione adrianea. Analogamente, nell’attigua Sala dei Filosofi integrazioni e consolidamenti hanno ridato nettezza di linee alle colossali strutture di quella che fu in realtà la biblioteca della Villa, espressione dell’ideale di cultura greca, assurto a vero elemento unificante dell’Impero di Adriano”

Info: Area Archeologica di Villa Adriana, Largo Marguerite Yourcenar, 1 Tivoli (Rm)

Fonte: www.quotidianoarte.it, 24 lug 2017