Marguerite Yourcenar. Memorie di Adriano.

Sintesi a cura di Giuliano Gilli (da Rai Cultura, 27 luglio 2026)

«Avevo sentito le dissonanze risolversi in accordo; per un istante mi ero posato su una sfera diversa, avevo contemplato da lungi, ma anche da molto vicino, quella teoria umana e divina nella quale occupo il mio posto anch’io, quel mondo nel quale esiste ancora il dolore, non più l’errore. La sorte umana, quel vago tracciato al quale un occhio meno esercitato attribuisce tante imperfezioni, scintillava come le scie del cielo.»
Negli anni, questo libro è divenuto un breviario, un livre de chevet; una doccia da fare al mattino, o da leggere la sera, per togliere un po’ di sporcizia del mondo.
Al tempo fu una lettura difficilissima. L’occasione di leggere uno dei libri più significativi della letteratura fu ostacolata da una assoluta mancanza di voglia di leggere. Ho cercato di abbandonarlo e di riprenderlo più volte; alla fine sono arrivato all’ultima pagina.
Le sei parti che lo compongono, come per Auden, sono diventate per me horae canonicae e la salmodia il loro canto. Salmodiare: forse nessun verbo definisce meglio questa lettura. In questa lunga missiva, in questo flusso di coscienza, Adriano racconta la sua vita mirabolante, il suo destino, la responsabilità di essere Cesare, la sua negazione, l’amore, la Bellezza (o ciò che dovrebbe tendere alla καλοκαγαθία). Racconta la vita. Anche la nostra.
L’iniziare a leggerlo ha innescato uno straniamento vivido e immediato dentro il cuore del II secolo d.C.: il suo narrare, la sua cadenza e la sua musicalità narrativa sono entrati nella mente come un mantra, cullandomi, ipnotizzandomi, costringendomi all’attenzione e a lasciar perdere il resto.
Al cospetto di Adriano mi sono sentito come un bimbo nel suo primo giorno di ludus litterarius, perplesso e timoroso, pronto a memorizzare, ascoltare, annotare e sognare quegli spazi infiniti, quegli animali mai visti, quelle costruzioni gigantesche e quelle armate invincibili.
Vorrei condividere i passi che più mi hanno colpito all’interno dell’opera, densa di per sé di moniti continui.

Animula vagula blandula
«Come chiunque altro, io non dispongo che di tre mezzi per valutare l’esistenza umana: lo studio di se stessi è il metodo più difficile, il più insidioso, ma anche il più fecondo; l’osservazione degli uomini, i quali nella maggior parte dei casi s’adoperano per nasconderci i loro segreti o per farci credere di averne; e i libri, con i caratteristici errori di prospettiva che sorgono tra le righe. […] La parola scritta m’ha insegnato ad ascoltare la voce umana, press’a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue m’hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini. Viceversa, con l’andar del tempo, la vita m’ha chiarito i libri. […] Mi troverei molto male in un mondo senza libri, ma non è lì che si trova la realtà, dato che non vi è per intero.»
Come già in Flaubert e, più tardi, in Canetti, anche per la Yourcenar la conoscenza passa inevitabilmente attraverso la vita. Non esiste pagina che possa davvero parlarci se prima non è stata bagnata da una lacrima o dal sudore del nostro corpo, nella sua continua mutazione, nel suo divenire. Il divenire è, del resto, una costante dell’intero romanzo: come un ouroboros, la piccola animula vagula blandula tornerà alla fine del libro, là dove tutto sembra concludersi e invece ricomincia.

Varius Multiplex Multiformis
«Fino alla fine dei miei giorni sarò riconoscente a Scauro per avermi costretto a studiare il greco per tempo. Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario delle realtà; l’ho amata perché quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco. […] L’impero l’ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto.»
Anch’io sono grato alla vita per aver studiato il greco. Imparando l’organon della κοινὴ διάλεκτος, ho imparato qualcosa del passato, del presente e, spero, anche del futuro della nostra natura, della nostra storia, del nostro humus. Districare radici, temi e suffissi delle parole mi ha svelato la realtà; tradurne la ποίησις mi ha restituito il sogno.
Mi sento più ricco, anche senza nulla.

Tellus stabilita
«Humanitas, Felicitas, Libertas: queste belle parole incise sulle monete del mio regno, non le ho inventate io. Qualsiasi filosofo greco, qualsiasi romano colto si propone del mondo la stessa immagine che mi propongo io… E ringraziavo gli dèi per avermi concesso di vivere in un’epoca, in cui il compito che m’era toccato in sorte consisteva nel riorganizzare prudentemente un mondo già vivo, e non nell’estrarre dal caos una materia ancora informe, o nel distendermi su un cadavere per cercar di risuscitarlo. Mi rallegravo che il nostro passato fosse antico abbastanza per fornirci esempi eccellenti, e non tanto pesante da schiacciarci con essi…; che lo sviluppo della nostra tecnica fosse pervenuto al punto da facilitare l’igiene della città e la prosperità dei popoli, ma non a quell’eccesso in cui rischierebbe di sommergere l’uomo con acquisizioni inutili; che le nostre arti, alberi un poco esausti per la gran copia dei loro doni, fossero ancora capaci di qualche frutto squisito. Mi rallegravo che le nostre religioni, vaghe e venerabili, purificate da intransigenze e da riti feroci, ci associassero misteriosamente ai sogni più antichi dell’uomo e della terra, ma senza inibirci una spiegazione “laica” dei fatti, un’intuizione razionale della condotta umana. Mi piaceva infine che queste stesse parole, Umanità, Felicità, Libertà non fossero ancora avvilite da applicazioni ridicole.»
C’è qui il manifesto di quello che sarà il successivo saeculum aureum (ma con un’accezione diversa, come vedremo). Lo spirito dei tempi, quello che ieri abbiamo imparato a chiamare Zeitgeist, attraversa queste pagine con una limpidezza che oggi sembra perduta. Là dove il nostro tempo si smarrisce nel presente, Adriano celebra il ricordo e la memoria come uniche bussole per onorare umanità, felicità e libertà. È un concentrato perfetto di mos maiorum e di una romanità ormai pienamente consapevole della propria anima greca. Non semplicemente attuale. Urgente.
«Bisogna che lo confessi: credo poco alle leggi. Se troppo dure, si trasgrediscono, e con ragione. Se troppo complicate, l’ingegnosità umana riesce facilmente a insinuarsi entro le maglie di questa massa fragile, che striscia sul fondo. Esse mutano meno rapidamente dei costumi; pericolose quando in ritardo, ancor più quando tentano di anticiparli.»
Davanti a parole come queste resta poco da aggiungere.
«Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo. Volevo che le città fossero splendide, piene di luce, irrigate d’acque limpide, popolate da esseri umani il cui corpo non fosse deturpato né dal marchio della miseria o della schiavitù, né dal turgore di una ricchezza volgare. Volevo che l’immensa maestà della pace romana si estendesse a tutti, insensibile e presente come la musica del firmamento nel suo moto; che il viaggiatore più umile potesse errare da un paese, da un continente all’altro, senza formalità vessatorie, senza pericoli, sicuro di trovare ovunque un minimo di legalità e di cultura… A questo ideale, in fin dei conti modesto, ci si avvicinerebbe abbastanza spesso, se gli uomini vi applicassero una parte di quella energia che van dissipando in opere stupide o feroci.»
Questo il miracolo del libro della Yourcenar: raccontare il II secolo e costringerci, senza mai cercare facili attualizzazioni, a leggere il XXI. La sua modernità non nasce dall’attualità dei temi, ma dalla profondità dello sguardo e del suo orizzonte.
È presente, come avrete notato, tutta la natura ellenistica dell’imperatore. Roma governa in latino; Adriano continua a pensare in greco. Ed è forse proprio in questa duplice appartenenza, romana e greca, che risiede il segreto della sua idea di impero.

Saeculum aureum
«Ho resistito; ho lottato contro il dolore come contro una cancrena. Ho ricordato le sue caparbietà, le sue bugie; mi son detto che sarebbe mutato, ingrassato, invecchiato. Fatica sprecata: come un artigiano coscienzioso si logora a copiare un capolavoro, così io mi accanivo a pretendere dalla mia memoria una esattezza insensata… Mi mancava tutto: il compagno delle feste notturne, il giovinetto che si abbassava sui talloni per aiutare Euforione a disporre le pieghe della mia toga. Una sera, Cabria mi chiamò per indicarmi una stella, nella costellazione dell’Aquila, che era stata appena visibile fino allora e che improvvisamente palpitava come una gemma, batteva come un cuore. Ne feci la sua stella, il suo segno. Ogni notte, mi esaurivo a seguirne il corso; ho scorto strane figure in quella parte di cielo. Mi ritennero folle. Ma non mi importava.»
È questo, forse, il periodo più luminoso della vita di Adriano. Antinoo e i suoi ricci rimarranno nella mia memoria letteraria come un’immagine indelebile.
Di queste pagine ho ammirato soprattutto la capacità della Yourcenar di raccontare l’amore come esperienza universale, capace di oltrepassare le convenzioni, le morali e perfino i credo che la storia degli uomini ha fatto attecchire come gramigna.
C’è, a mio avviso, un pudore profondo che non viene mai dichiarato e che proprio per questo attraversa l’intero romanzo.
Per questo colloco Antinoo e Adriano accanto a Tristano e Isotta, Abelardo ed Eloisa, Paolo e Francesca: non semplicemente grandi amori, ma archetipi. Figure nelle quali il sentimento travalica i protagonisti fino a diventare qualcosa di più grande di loro, un modello eterno dell’esperienza umana.
Donare amore, in qualunque forma, significa onorare l’essenza stessa della vita.

Disciplina Augusta
«Tutta la vita, ero vissuto d’amore e d’accordo col mio corpo; avevo implicitamente contato sulla sua docilità, sulla sua forza. Quest’ultima alleanza cominciava ad allentarsi; il mio corpo cessava d’operare d’accordo con la mia volontà, col mio spirito, con quella che bisogna pure ch’io chiami, goffamente, la mia anima; il compagno intelligente d’un tempo, ormai non era più che uno schiavo riluttante alla fatica. Il mio corpo aveva paura di me; sentivo continuamente nel petto la presenza oscura della paura, una morsa che non era ancora dolore, ma il primo passo in quel senso.»
Per la prima volta il corpo smette di essere un alleato e diventa un interlocutore ostile. I ricordi della fierezza duellano con membra ormai stanche, prima di arrendersi a una luce che restituisce ordine a tutte le cose.
In questo passo, con la dovuta algida distanza, mi è tornato alla mente Peeperkorn della Montagna incantata: la stessa possanza, lo stesso sguardo interiore, la stessa consapevolezza di chi ha guardato in faccia la vita e la morte.

Patientia
«Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più… Cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…»
Avrei voluto esserci anch’io, in quel momento. Avrei voluto stringergli la mano e accompagnarlo alle porte dei Campi Elisi.
Una fine che è un inizio.
Per rileggerlo, per farne memoria, per non dimenticare quella piccola animula vagula blandula che continua ad abitare ciascuno di noi.
Nessuno escluso.

TIVOLI (Roma). Scavi 2026 a Villa Adriana.

È la prima volta che un’università portoghese promuove una missione archeologica in Italia, iniziando questo percorso a Villa Adriana ed i primi risultati delle indagini non hanno tradito le aspettative.
Dalle prime prospezioni geofisiche si era individuata la presenza di elementi sotterranei, nell’area ad est della vasca del Pecile ma solo con lo scavo diretto gli studiosi sono riusciti a coglierne la reale portata. Le strutture non solo si sono rivelate straordinariamente ben conservate, ma si articolano in modo complesso lungo tutta l’area ad est della grande vasca.
Oltre all’architettura degli ambienti, di notevole interesse sono i reperti recuperati: primo tra tutti un ricco campionario di marmi policromi accompagnato, seppur in misura minore, da un’interessante selezione di ceramiche.

Video di presentazione dell’intervento:
https://www.facebook.com/share/v/1Hmbjuy5e7/?mibextid=wwXIfr

TIVOLI (Roma). Un partenariato pubblico privato per l’uliveto monumentale di Villa Adriana ed il vigneto antico di Villa d’Este.

I siti del complesso di Villae a Tivoli (Roma), istituto autonomo del Ministero della Cultura, recuperano l’agricoltura e la pastorizia millenarie: l’uliveto e l’orto storico di Villa Adriana, il vigneto di Villa d’Este, l’orto dei semplici al Santuario di Ercole Vincitore e, infine, il pascolo presso il Mausoleo dei Plautii, sono oggetto di un avviso pubblico per un partenariato speciale pubblico privato, in scadenza il 14 agosto; mentre, da luglio a settembre, i siti dell’Istituto (che comprende anche i Monumenti del Foro di Tivoli, ovvero Mensa Ponderaria e Augusteum) aprono ai visitatori con un ampio programma di mostre ed eventi.

Nell’uliveto monumentale di Villa Adriana (sito Patrimonio dell’Unesco, così come Villa d’Este), attualmente si trovano circa 3mila alberi; in questi terreni sarà messa a regime la produzione dell’olio extravergine Olea Hadriani, che nel 2022 ha ottenuto il marchio Igp. Gli ulivi circostanti la Villa risalgono per lo più al XVIII secolo e uno degli esemplari, detto «Albero Bello», sarebbe presente addirittura dal XIII secolo. Nei terreni di Villa Adriana verrà, inoltre, sviluppata l’apicoltura attraverso una collaborazione, già attiva, con la Federazione Apicoltori Italiani.

Nel vigneto storico di Villa d’Este, si intende invece recuperare una varietà antica di uva da tavola, il Pizzutello di Tivoli. Con il progetto dell’orto dei semplici del Santuario di Ercole Vincitore verranno messe a dimora piante tradizionali e officinali. Nell’area del Mausoleo dei Plautii, l’Istituto ha avviato iniziative sperimentali di pascolo ovino, finalizzate al recupero di pratiche antiche di gestione del paesaggio rurale.

Mentre si dà avvio al partenariato per le attività agricole e di pastorizia tradizionali, giovedì 16 luglio a Villa d’Este inaugura la prima mostra del programma MuseoNatura di Villae, un’iniziativa che interpreta il patrimonio culturale e naturale come un dispositivo di conoscenza ecologica. Con l’esposizione «Cosmogonie dell’acqua. Claudia Müller» (fino al 18 ottobre), a cura di Alberto Samonà, Davide Bertolini e Sara Tarissi de Jacobis, l’artista cilena Claudia Müller Montes integra processi materiali e simbolici del rapporto fra acqua, territorio e cosmo, attraverso video, sculture e installazioni. L’acqua è infatti protagonista della villa estense concepita dall’architetto Pirro Ligorio, con le sue numerose e spettacolari fontane monumentali, come illustra bene la nuova guida Villa d’Este (2026) edita da Electa.
Il programma di eventi estivi messo a punto dal neodirettore di Villae (da febbraio scorso), Alberto Samonà, comprende anche performance musicali, teatrali, scientifiche. I prossimi appuntamenti sono per il 23 e 24 luglio, nel Teatro di Villa Adriana, con l’attore Alessandro Preziosi che reciterà brani dal romanzo Memorie di Adriano (1951) di Marguerite Yourcenar; dal 31 luglio all’8 agosto, il teatro del Santuario di Ercole Vincitore sarà la cornice di una rassegna di rappresentazioni classiche, da «Medea» a «Ifigenia in Aulide».

Autore: Letizia Riccio

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 16 luglio 2026

TIVOLI (Roma). VILLÆ 2026.

Un’estate di arte, teatro, musica e cultura nei siti UNESCO. Dall’arte contemporanea ai classici del teatro, dalla musica alle osservazioni astronomiche, fino all’omaggio per i duecento anni di Carlo Collodi. Nell’estate 2026, Villa Adriana, Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore palcoscenico aperto alla comunità.

Un patrimonio che al calare del sole cambia volto. Le architetture si lasciano riscrivere dalla luce, i giardini diventano scenografie naturali, i monumenti si trasformano in luoghi di incontro, spettacolo e conoscenza. È da questa visione che nasce VILLÆSTATE 2026, il progetto con cui l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este mette a sistema i tre straordinari complessi di Villa Adriana, Villa d’Este e del Santuario di Ercole Vincitore, a Tivoli, restituendoli alla comunità come un unico ecosistema culturale, dove il patrimonio UNESCO delle Ville ed il Santuario potranno essere vissuti anche dopo il tramonto.
Dall’acqua che diventa materia artistica nelle installazioni contemporanee ai grandi classici del teatro, fino all’omaggio per i duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi, dalla musica alle osservazioni astronomiche sotto il cielo estivo di Tivoli, fino al 26 settembre prende forma un programma che attraversa linguaggi, epoche e pubblici diversi. Le aperture serali e le iniziative culturali che si svolgeranno all’imbrunire non rappresentano semplicemente un’estensione dell’orario di visita, ma diventano il cuore di una progettualità che invita cittadini e visitatori a vivere Villa Adriana, Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore in una dimensione nuova, dove la storia incontra la contemporaneità e il patrimonio diventa esperienza condivisa.
Dopo il sold-out registrato a Villa Adriana lo scorso 21 giugno con lo spettacolo “Emozioni” che ha proposto i brani del duo Battisti-Mogol, con Mogol ospite d’onore, insieme a Gianmarco Carroccia, questo racconto prosegue con l’arte contemporanea.
Dal 16 luglio Villa d’Este accoglierà Cosmogonie dell’acqua, la mostra dell’artista Claudia Müller composta da tre installazioni site-specific che dialogano con il patrimonio monumentale e con l’elemento che più identifica la Villa: l’acqua. Un percorso espositivo pensato per instaurare un confronto diretto tra ricerca artistica contemporanea ed uno dei luoghi simbolo del Rinascimento italiano, restituendo ai visitatori una nuova percezione dello spazio storico. Inaugurazione il 16 luglio alle 17,30. Ingresso libero. L’esposizione sarà visitabile per tre mesi, fino al 18 ottobre 2026, acquistando il biglietto d’ingresso ordinario alla Villa.
Sarà poi il teatro a entrare in simbiosi con la memoria dei luoghi. Il 23 e 24 luglio alle ore 20.00 Villa Adriana ospiterà Memorie di Adriano, con Alessandro Preziosi, tratto dal celebre romanzo di Marguerite Yourcenar, affiancato da Elisa Di Eusanio, dalle opere di Alfredo Pirri e dalle musiche di Giacomo Vezzani.
Dal 31 luglio all’8 agosto alle ore 19.00, invece, il Santuario di Ercole Vincitore diventerà il palcoscenico della rassegna Heroides – Donne che svelano la fragilità degli eroi, cinque appuntamenti dedicati alle grandi protagoniste del mito che intrecciano la forza del teatro classico con uno sguardo contemporaneo.
A chiudere la stagione teatrale sarà, il 26 settembre alle ore 19.00, il Certamen Ercole Vincitore, concorso riservato ad attori e compagnie under 35 che animerà gli spettacolari grottoni monumentali del Santuario, recentemente restaurati e restituiti al pubblico.
Tra gli appuntamenti più attesi spicca Eterno Pinocchio – Duecento anni di Collodi, il progetto con cui le VILLÆ celebrano il bicentenario della nascita dello scrittore che ha dato vita al burattino più famoso del mondo. Il 9 agosto alle ore 18.45 Villa d’Este ospiterà un incontro con Giordano Bruno Guerri, Daniela Marcheschi, Fulvia Toscano e Luigi Turinese, seguito dalla proiezione del classico film d’animazione Disney, mentre l’11 agosto alle ore 18.45 il pubblico ritroverà Andrea Balestri, indimenticabile interprete televisivo di Pinocchio, insieme a Massimo Benenato, figlio di Franco Franchi, all’esecuzione dal vivo della colonna sonora di Fiorenzo Carpi e ad uno spettacolare audiovisual mapping curato da FLYer. Due serate che intrecciano letteratura, televisione, musica e arti digitali nel segno di uno dei personaggi più iconici dell’immaginario italiano.

Ad accompagnare l’intera estate sarà anche la musica, protagonista di alcuni degli appuntamenti più suggestivi del cartellone. Il 14 settembre alle ore 20.00 Villa d’Este ospiterà Canto delle Creature, progetto originale dedicato a San Francesco con Ambrogio Sparagna, l’Orchestra Popolare Italiana e la partecipazione straordinaria del poeta Davide Rondoni.
A chiudere idealmente questo percorso sarà uno spettacolo tra musica e teatro: Lumen Lunae, il 18 settembre alle ore 20.00 a Villa Adriana, intenso melologo dedicato alla figura dell’imperatore Adriano con testi di Filippo Arriva e musiche originali del Maestro Mario Modestini eseguite dal vivo da un quartetto d’archi.

A fare da filo conduttore dell’intero programma saranno le aperture serali, occasione privilegiata per riscoprire i due siti UNESCO e il Santuario attraverso una diversa percezione dello spazio e del tempo. Passeggiare tra le architetture illuminate di Villa Adriana, lasciarsi avvolgere dalla magia delle fontane di Villa d’Este o attraversare il Santuario di Ercole Vincitore nelle ore del crepuscolo significa vivere il patrimonio in una dimensione immersiva, culminando il 29 agosto alle ore 20.00 con Ad osservar le stelle, l’osservazione astronomica del cielo estivo dalla Torre di Roccabruna, tra gli appuntamenti più suggestivi dell’intera stagione. Le aperture serali interesseranno Villa Adriana il 6 luglio, 15 e 29 agosto e 18 settembre, Villa d’Este il 10, 12 e 13 agosto e 14 settembre, mentre il Santuario di Ercole Vincitore sarà visitabile il 5 luglio, il 1° e l’8 agosto.
«Le aperture serali delle VILLÆ – sottolinea il Direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà – restituiscono questi siti unici al mondo alla dimensione di un tempo dilatato, dove le luci notturne ridefiniscono le architetture e gli spazi. Vivere le VILLÆ di Tivoli di sera trasforma la percezione dei nostri monumenti in un’esperienza sensoriale unica. Attraverso questo ricco palinsesto estivo, inoltre, abbiamo inteso offrire al pubblico occasioni di incontro tra linguaggi diversi – dalla drammaturgia alla ricerca astronomica, dalla musica alla riflessione letteraria. Il nostro obiettivo – conclude il Direttore Samonà – è fare di Villa Adriana, Villa d’Este e del Santuario di Ercole Vincitore dei presidi culturali dinamici, dove la stratificazione dei secoli incontra il presente e diviene essa stessa contemporaneità, invitando la comunità a riappropriarsi di spazi che non sono semplici scenari, ma luoghi di pensiero e di partecipazione attiva».

Per acquistare i biglietti per le aperture serali, cliccare su: https://villae.midaticket.com/categorie/singoli/ e scegliere la data tra quelle indicate sopra.
Per i biglietti gratuiti della rassegna teatrale Heroides: https://villae.midaticket.com/categorie/villaestate-teatro-2026/
Per “Memorie di Adriano”: https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/le-memorie-di-adriano-tivoli

I biglietti per “Eterno Pinocchio” (9, 11 agosto) e per l’osservazione astronomica del 29 agosto saranno in distribuzione entro metà luglio.
I biglietti degli spettacoli di settembre saranno in distribuzione dal 1° agosto.

Info:
Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it
Marta Volterra marta.volterra@hf4.it
Annarita Canalella annarita.canalella@hf4.it +39 335 749 5538
Alessia Malorgio alessia.malorgio@hf4.it +39 335 696 1998

Quella volta che Raffaello visitò Tivoli trasformando l’antichità in arte.

La celebre escursione a Tivoli del 4 aprile 1516, documentata dalla lettera di Andrea Navagero del 3 aprile, costituisce uno degli episodi più significativi per comprendere la cultura del pieno Rinascimento. Al viaggio presero parte, oltre allo stesso Navagero, alcune tra le figure più eminenti del panorama intellettuale romano: Raffaello Sanzio, Baldassarre Castiglione, Pietro Bembo e Agostino Beazzano. Come ha sottolineato Ingrid D. Rowland in The Culture of the High Renaissance (Cambridge, 1998), questo momento assume un valore paradigmatico in quanto esprime una convergenza esemplare tra arti figurative, letteratura e prassi diplomatica, inscrivendosi pienamente nel clima culturale della corte di Leone X.
La testimonianza, nella quale si allude esplicitamente al desiderio di vedere “il vecchio et il nuovo”, consente di cogliere la natura duplice dell’impresa: da un lato l’indagine antiquaria, dall’altro una pratica di fruizione colta riconducibile alla nozione umanistica di otium. In tale prospettiva, la visita ai resti di Villa Adriana e del santuario tiburtino della Sibilla non si configura come mera ricognizione erudita, ma come esperienza complessa, in cui osservazione diretta, conversazione dotta e piacere estetico concorrono a definire un modello di appropriazione dell’antico tipico della cerchia leonina, in cui il recupero dell’antico si traduce al tempo stesso in pratica artistica e forma di vita.

Giambattista Piranesio, Canopo di Villa Adriana – Courtesy Fondazione Giorgio Cini

Per Raffaello, investito dall’agosto 1515 dell’ufficio di praefectus marmorum et lapidum omnium, l’escursione a Tivoli rappresentò un momento di verifica empirica di straordinaria importanza. Villa Adriana offriva, infatti, un repertorio architettonico eccezionalmente articolato, caratterizzato da una complessità planimetrica che sfugge a schemi tipologici univoci: sequenze di ambienti a pianta centrale, sistemi di esedre e nicchioni, articolazioni di corti porticate, ninfei e padiglioni distribuiti secondo un principio di apparente irregolarità, ma governati da una raffinata regia spaziale. In questo senso, il sito tiburtino fornì a Raffaello una vera e propria grammatica dello spazio architettonico complesso, fondata su principi di varietas, movimento e dialogo con la natura, in netta discontinuità rispetto alla più rigida impostazione dei modelli quattrocenteschi. In particolare, il rapporto dialettico tra architettura e natura, mediato attraverso terrazzamenti, assi visuali e dispositivi scenografici legati alla presenza dell’acqua, costituì un elemento di decisiva innovazione rispetto alla tradizione quattrocentesca, ancora legata a modelli più rigidamente assiali e volumetricamente compatti.
Tali acquisizioni trovano una rielaborazione coerente nei progetti architettonici degli anni successivi. Nel caso di Villa Madama (a partire dal 1518), la ricezione dei modelli tiburtini si manifesta nella concezione dell’edificio come organismo articolato per nuclei spaziali interrelati, aperto verso il paesaggio attraverso logge, giardini pensili e terrazze digradanti. L’impiego di esedre monumentali, la predilezione per ambienti a sviluppo curvilineo e la costruzione di sequenze prospettiche dinamiche rinviano direttamente alle soluzioni sperimentate nel complesso adrianeo, pur all’interno di un processo di rifunzionalizzazione in chiave moderna e cortigiana.
Analogamente, nelle Logge Vaticane (1517-1519) l’assimilazione dell’antico si traduce soprattutto in termini di apparatus ornamentalis. La scansione modulare delle campate, organizzata secondo un ritmo regolare animato da variazioni percettive, richiama la tipologia dei portici romani, mentre il sistema decorativo delle grottesche – elaborato da Raffaello e dalla sua bottega anche sulla base dello studio delle “grotte” di Villa Adriana – codifica un lessico figurativo destinato a larga fortuna. In questo contesto, il lessico ornamentale antico viene sottoposto a un processo di sistematizzazione che ne consente la piena integrazione all’interno di un programma iconografico coerente, segnando una tappa decisiva nella codificazione del linguaggio decorativo rinascimentale.
Un caso particolarmente significativo, anche per la sua stringente prossimità cronologica alla visita del 1516, è rappresentato dalla cosiddetta Stufetta del cardinale Bibbiena, completata entro il giugno dello stesso anno. La contiguità temporale tra l’escursione tiburtina e l’esecuzione del ciclo decorativo consente di leggere questo ambiente come una sorta di banco di prova immediato per la trasposizione delle osservazioni archeologiche in pratica artistica. In uno spazio di dimensioni estremamente contenute, destinato a uso privato e connotato da una funzione termale, Raffaello e la sua bottega elaborano un dispositivo decorativo ad alta densità semantica: le partiture architettoniche dipinte, le grottesche su fondo rosso e il programma iconografico incentrato su temi venusini concorrono a evocare, in forma sintetica ma intensamente allusiva, l’atmosfera degli ambienti termali antichi. Dal punto di vista tecnico, l’impiego dello stucco a base di calce e polvere di marmo, recuperato attraverso l’osservazione diretta dei manufatti antichi, consente una resa plastica nitida e una rapidità esecutiva compatibile con i tempi ristretti della commissione. La Stufetta si configura così come un microcosmo archeologico, in cui l’antico non è semplicemente citato, ma ricostruito secondo una logica immersiva che anticipa soluzioni destinate a una più ampia applicazione.
In tale prospettiva, risulta particolarmente utile distinguere tra le diverse fonti dell’antico che confluiscono nell’opera di Raffaello, in cui l’apporto di Villa Adriana assume come duplice valenza: da un lato offre un repertorio ornamentale – fatto di grottesche, stucchi e soluzioni decorative per superfici voltate – dall’altro fornisce i modelli per la concezione spaziale e paesaggistica. La sintesi di queste due componenti consente a Raffaello di sviluppare un linguaggio “all’antica” fondato non sulla mera imitazione, ma su un processo di translatio e rifunzionalizzazione che implica selezione, adattamento e innovazione.
L’escursione a Tivoli del 1516 si configura pertanto non come un episodio isolato, bensì come un momento cruciale nel processo di definizione dell’estetica raffaellesca degli anni maturi. In essa si intrecciano indagine archeologica, riflessione teorica e pratica artistica, all’interno di una rete di relazioni intellettuali che coinvolge alcune delle figure più rappresentative del Rinascimento italiano. La visita a Villa Adriana, in particolare, agisce come catalizzatore di questo processo, trasformando la rovina antica da oggetto di contemplazione erudita in un principio attivo di rinnovamento creativo e progettuale.

Autore: Andrea Bruciati

Fonte: www.artribune.com 18 apr 2026

LONDRA. Una testa di Adriano riemersa dal Tamigi.

Nel 1834, durante i lavori di dragaggio, vicino all’area dell’Old London Bridge sulla sponda meridionale, emerse una testa in bronzo del II secolo d.C.: lineamenti fermi, ricci lavorati con cura, lo sguardo dell’imperatore Adriano.
Quello che oggi vediamo (il reperto si trova al British Museum di Londra) è ciò che resta di una statua più grande, forse innalzata non lontano dal punto di ritrovamento, forse in vista della visita dell’imperatore in Britannia nell’anno 122.
La testa, del peso di 16 kg, misura meno del doppio rispetto alla grandezza naturale, e si caratterizza per essere fatta di bronzo, diversamente dalla gran parte delle statue di Adriano realizzate invece in marmo.
Un frammento solo, eppure sufficiente a riportare a galla l’eco di Londinium romana, delle sue cerimonie, dei suoi spazi pubblici, della propaganda imperiale che parlava anche attraverso il bronzo.

Adriano è ricordato come l’imperatore “costruttore” e viaggiatore: in Britannia la sua presenza è legata alla grande stagione delle frontiere e delle opere pubbliche. Ritrovare il suo ritratto nel fiume, nel cuore della città, significa incontrare la Roma delle province nel luogo più inatteso: non in un tempio o in un foro, ma nell’acqua che attraversa Londra—custode silenziosa di ciò che il tempo ha spezzato.

Fonte:
Anticae Viae – facebook.com, 25 dic 2025

 

 

TIVOLI (Roma). A Villa Adriana inaugura un nuovo percorso che valorizza la collezione d’arte antica del sito archeologico romano.

Se scoprire il sito archeologico di Villa Adriana – parte del magnifico e complesso sistema museale delle Villae che si raggiunge alle porte di Capitale, in direzione Tivoli – costituisce di per sé un’esperienza immersiva nella grandezza della Roma classica tra le più suggestive al mondo, la possibilità di approfondire la visita negli ambienti museali che ne sono corredo garantisce un’ulteriore opportunità per avvicinarsi alla storia del luogo.

     Il nuovo percorso

Sotto la direzione di Andrea Bruciati, il cui mandato è scaduto nella primavera 2025 dopo otto anni di grandi restauri e nuove progettualità, Villa Adriana ha beneficiato della riapertura degli spazi dei Mouseia (Musei del Canopo) e del debutto del percorso Yourcenar, un cammino che riapre al pubblico un collegamento storico tra il Teatro Greco e il Tempio di Venere. Ma anche del recupero dei bacini d’acqua del Canopo, del Pecile e del Teatro Marittimo.
E in questa operazione di rilancio si inserisce il nuovo percorso espositivo dei Mouseia, che consente di valorizzare il contesto monumentale e, al contempo, di ampliare lo spazio espositivo e migliorare l’offerta culturale dell’area archeologica. Fino ad ora, infatti, il percorso includeva solo la visita al piano superiore del complesso museale, mentre non era fruibile quello inferiore, dove si conserva una parte significativa della statuaria rinvenuta nel Canopo.

      U<na cariatide

Otto sale in sequenza ospitano le opere più significative emerse dagli scavi archeologici condotti nel tempo nella Villa. Tra queste, provengono dall’area del Canopo le Cariatidi, alcuni ritratti imperiali e i resti del gruppo scultoreo ispirato alla leggenda omerica del mostro Scilla che divora i compagni di Ulisse.
Ma il nuovo percorso espone anche una parte considerevole delle decorazioni della Villa, tra cui gli affreschi provenienti dall’area del Macchiozzo, recentemente restaurati e ricomposti con soluzioni innovative. Poi reperti che rimandano all’Egitto, tra cui un Horus e una Sfinge, dall’area della Palestra e dell’Antinoeion. E per la prima volta sarà visibile, dopo l’ultimo restauro, una scultura in marmo bigio di grande qualità, che ritrae due figure distese del ciclo statuario dei Niobidi.

Dal 22 ottobre 2025, il percorso sarà aperto al pubblico, sempre fruibile dal lunedì alla domenica. La riqualificazione degli ambienti è stata possibile grazie al finanziamento PNRR dedicato all’accessibilità dei musei e dei luoghi della cultura, che ha permesso di consolidare gli intonaci decorati delle volte romane e di revisionare l’impianto di deumidificazione fondamentale per la conservazione delle opere e la salubrità dell’aria negli spazi di visita.

Autore: Livia Montagnoli

Fonte: www.artribune.com 21 ott 2025

TIVOLI (Roma). Villa Adriana salva dalla lottizzazione immobiliare.

Dopo oltre quindici anni di azioni legali, ricorsi e mobilitazioni, il progetto edilizio che prevedeva la costruzione di nuove case e palazzine che avrebbero minacciato l’integrità di Villa Adriana a Tivoli è stato rigettato. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto in via definitiva il ricorso della società edilizia che intendeva trasformare l’area circostante il celebre sito archeologico in un vasto quartiere residenziale.
L’iniziativa prevedeva la costruzione di circa 18mila metri quadrati di case e palazzine. La lottizzazione avrebbe inciso in modo irreversibile sulla cornice visiva del complesso archeologico, compromettendo l’equilibrio tra natura, architettura e storia che lo rende unico al mondo.
La porzione di territorio interessata dal progetto rientrava addirittura nella fascia di rispetto stabilita proprio per preservare l’integrità visiva e ambientale del sito archeologico. Tale vincolo, frutto di un accordo internazionale tra lo Stato italiano e l’Unesco, non consente la realizzazione di edifici residenziali che possano alterare il rapporto storico e paesaggistico con la villa.
Costruire appartamenti in quell’area avrebbe significato tradire l’impegno preso con la comunità internazionale e mettere persino a rischio la permanenza di Villa Adriana nella prestigiosa lista del Patrimonio mondiale.
Il percorso che ha portato alla sentenza definitiva è stato lungo e tormentato. Il Tar del Lazio, già due anni fa, aveva annullato gli atti amministrativi che autorizzavano la costruzione. Ma la società costruttrice aveva presentato ricorso, aprendo l’ennesimo capitolo giudiziario. Ora, con la decisione del Consiglio di Stato, non restano più margini di incertezza.

Autore: Gaspare Melchiorri

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 3 sett 2025