Quella volta che Raffaello visitò Tivoli trasformando l’antichità in arte.

La celebre escursione a Tivoli del 4 aprile 1516, documentata dalla lettera di Andrea Navagero del 3 aprile, costituisce uno degli episodi più significativi per comprendere la cultura del pieno Rinascimento. Al viaggio presero parte, oltre allo stesso Navagero, alcune tra le figure più eminenti del panorama intellettuale romano: Raffaello Sanzio, Baldassarre Castiglione, Pietro Bembo e Agostino Beazzano. Come ha sottolineato Ingrid D. Rowland in The Culture of the High Renaissance (Cambridge, 1998), questo momento assume un valore paradigmatico in quanto esprime una convergenza esemplare tra arti figurative, letteratura e prassi diplomatica, inscrivendosi pienamente nel clima culturale della corte di Leone X.
La testimonianza, nella quale si allude esplicitamente al desiderio di vedere “il vecchio et il nuovo”, consente di cogliere la natura duplice dell’impresa: da un lato l’indagine antiquaria, dall’altro una pratica di fruizione colta riconducibile alla nozione umanistica di otium. In tale prospettiva, la visita ai resti di Villa Adriana e del santuario tiburtino della Sibilla non si configura come mera ricognizione erudita, ma come esperienza complessa, in cui osservazione diretta, conversazione dotta e piacere estetico concorrono a definire un modello di appropriazione dell’antico tipico della cerchia leonina, in cui il recupero dell’antico si traduce al tempo stesso in pratica artistica e forma di vita.

Giambattista Piranesio, Canopo di Villa Adriana – Courtesy Fondazione Giorgio Cini

Per Raffaello, investito dall’agosto 1515 dell’ufficio di praefectus marmorum et lapidum omnium, l’escursione a Tivoli rappresentò un momento di verifica empirica di straordinaria importanza. Villa Adriana offriva, infatti, un repertorio architettonico eccezionalmente articolato, caratterizzato da una complessità planimetrica che sfugge a schemi tipologici univoci: sequenze di ambienti a pianta centrale, sistemi di esedre e nicchioni, articolazioni di corti porticate, ninfei e padiglioni distribuiti secondo un principio di apparente irregolarità, ma governati da una raffinata regia spaziale. In questo senso, il sito tiburtino fornì a Raffaello una vera e propria grammatica dello spazio architettonico complesso, fondata su principi di varietas, movimento e dialogo con la natura, in netta discontinuità rispetto alla più rigida impostazione dei modelli quattrocenteschi. In particolare, il rapporto dialettico tra architettura e natura, mediato attraverso terrazzamenti, assi visuali e dispositivi scenografici legati alla presenza dell’acqua, costituì un elemento di decisiva innovazione rispetto alla tradizione quattrocentesca, ancora legata a modelli più rigidamente assiali e volumetricamente compatti.
Tali acquisizioni trovano una rielaborazione coerente nei progetti architettonici degli anni successivi. Nel caso di Villa Madama (a partire dal 1518), la ricezione dei modelli tiburtini si manifesta nella concezione dell’edificio come organismo articolato per nuclei spaziali interrelati, aperto verso il paesaggio attraverso logge, giardini pensili e terrazze digradanti. L’impiego di esedre monumentali, la predilezione per ambienti a sviluppo curvilineo e la costruzione di sequenze prospettiche dinamiche rinviano direttamente alle soluzioni sperimentate nel complesso adrianeo, pur all’interno di un processo di rifunzionalizzazione in chiave moderna e cortigiana.
Analogamente, nelle Logge Vaticane (1517-1519) l’assimilazione dell’antico si traduce soprattutto in termini di apparatus ornamentalis. La scansione modulare delle campate, organizzata secondo un ritmo regolare animato da variazioni percettive, richiama la tipologia dei portici romani, mentre il sistema decorativo delle grottesche – elaborato da Raffaello e dalla sua bottega anche sulla base dello studio delle “grotte” di Villa Adriana – codifica un lessico figurativo destinato a larga fortuna. In questo contesto, il lessico ornamentale antico viene sottoposto a un processo di sistematizzazione che ne consente la piena integrazione all’interno di un programma iconografico coerente, segnando una tappa decisiva nella codificazione del linguaggio decorativo rinascimentale.
Un caso particolarmente significativo, anche per la sua stringente prossimità cronologica alla visita del 1516, è rappresentato dalla cosiddetta Stufetta del cardinale Bibbiena, completata entro il giugno dello stesso anno. La contiguità temporale tra l’escursione tiburtina e l’esecuzione del ciclo decorativo consente di leggere questo ambiente come una sorta di banco di prova immediato per la trasposizione delle osservazioni archeologiche in pratica artistica. In uno spazio di dimensioni estremamente contenute, destinato a uso privato e connotato da una funzione termale, Raffaello e la sua bottega elaborano un dispositivo decorativo ad alta densità semantica: le partiture architettoniche dipinte, le grottesche su fondo rosso e il programma iconografico incentrato su temi venusini concorrono a evocare, in forma sintetica ma intensamente allusiva, l’atmosfera degli ambienti termali antichi. Dal punto di vista tecnico, l’impiego dello stucco a base di calce e polvere di marmo, recuperato attraverso l’osservazione diretta dei manufatti antichi, consente una resa plastica nitida e una rapidità esecutiva compatibile con i tempi ristretti della commissione. La Stufetta si configura così come un microcosmo archeologico, in cui l’antico non è semplicemente citato, ma ricostruito secondo una logica immersiva che anticipa soluzioni destinate a una più ampia applicazione.
In tale prospettiva, risulta particolarmente utile distinguere tra le diverse fonti dell’antico che confluiscono nell’opera di Raffaello, in cui l’apporto di Villa Adriana assume come duplice valenza: da un lato offre un repertorio ornamentale – fatto di grottesche, stucchi e soluzioni decorative per superfici voltate – dall’altro fornisce i modelli per la concezione spaziale e paesaggistica. La sintesi di queste due componenti consente a Raffaello di sviluppare un linguaggio “all’antica” fondato non sulla mera imitazione, ma su un processo di translatio e rifunzionalizzazione che implica selezione, adattamento e innovazione.
L’escursione a Tivoli del 1516 si configura pertanto non come un episodio isolato, bensì come un momento cruciale nel processo di definizione dell’estetica raffaellesca degli anni maturi. In essa si intrecciano indagine archeologica, riflessione teorica e pratica artistica, all’interno di una rete di relazioni intellettuali che coinvolge alcune delle figure più rappresentative del Rinascimento italiano. La visita a Villa Adriana, in particolare, agisce come catalizzatore di questo processo, trasformando la rovina antica da oggetto di contemplazione erudita in un principio attivo di rinnovamento creativo e progettuale.

Autore: Andrea Bruciati

Fonte: www.artribune.com 18 apr 2026

LONDRA. Una testa di Adriano riemersa dal Tamigi.

Nel 1834, durante i lavori di dragaggio, vicino all’area dell’Old London Bridge sulla sponda meridionale, emerse una testa in bronzo del II secolo d.C.: lineamenti fermi, ricci lavorati con cura, lo sguardo dell’imperatore Adriano.
Quello che oggi vediamo (il reperto si trova al British Museum di Londra) è ciò che resta di una statua più grande, forse innalzata non lontano dal punto di ritrovamento, forse in vista della visita dell’imperatore in Britannia nell’anno 122.
La testa, del peso di 16 kg, misura meno del doppio rispetto alla grandezza naturale, e si caratterizza per essere fatta di bronzo, diversamente dalla gran parte delle statue di Adriano realizzate invece in marmo.
Un frammento solo, eppure sufficiente a riportare a galla l’eco di Londinium romana, delle sue cerimonie, dei suoi spazi pubblici, della propaganda imperiale che parlava anche attraverso il bronzo.

Adriano è ricordato come l’imperatore “costruttore” e viaggiatore: in Britannia la sua presenza è legata alla grande stagione delle frontiere e delle opere pubbliche. Ritrovare il suo ritratto nel fiume, nel cuore della città, significa incontrare la Roma delle province nel luogo più inatteso: non in un tempio o in un foro, ma nell’acqua che attraversa Londra—custode silenziosa di ciò che il tempo ha spezzato.

Fonte:
Anticae Viae – facebook.com, 25 dic 2025

 

 

TIVOLI (Roma). A Villa Adriana inaugura un nuovo percorso che valorizza la collezione d’arte antica del sito archeologico romano.

Se scoprire il sito archeologico di Villa Adriana – parte del magnifico e complesso sistema museale delle Villae che si raggiunge alle porte di Capitale, in direzione Tivoli – costituisce di per sé un’esperienza immersiva nella grandezza della Roma classica tra le più suggestive al mondo, la possibilità di approfondire la visita negli ambienti museali che ne sono corredo garantisce un’ulteriore opportunità per avvicinarsi alla storia del luogo.

     Il nuovo percorso

Sotto la direzione di Andrea Bruciati, il cui mandato è scaduto nella primavera 2025 dopo otto anni di grandi restauri e nuove progettualità, Villa Adriana ha beneficiato della riapertura degli spazi dei Mouseia (Musei del Canopo) e del debutto del percorso Yourcenar, un cammino che riapre al pubblico un collegamento storico tra il Teatro Greco e il Tempio di Venere. Ma anche del recupero dei bacini d’acqua del Canopo, del Pecile e del Teatro Marittimo.
E in questa operazione di rilancio si inserisce il nuovo percorso espositivo dei Mouseia, che consente di valorizzare il contesto monumentale e, al contempo, di ampliare lo spazio espositivo e migliorare l’offerta culturale dell’area archeologica. Fino ad ora, infatti, il percorso includeva solo la visita al piano superiore del complesso museale, mentre non era fruibile quello inferiore, dove si conserva una parte significativa della statuaria rinvenuta nel Canopo.

      U<na cariatide

Otto sale in sequenza ospitano le opere più significative emerse dagli scavi archeologici condotti nel tempo nella Villa. Tra queste, provengono dall’area del Canopo le Cariatidi, alcuni ritratti imperiali e i resti del gruppo scultoreo ispirato alla leggenda omerica del mostro Scilla che divora i compagni di Ulisse.
Ma il nuovo percorso espone anche una parte considerevole delle decorazioni della Villa, tra cui gli affreschi provenienti dall’area del Macchiozzo, recentemente restaurati e ricomposti con soluzioni innovative. Poi reperti che rimandano all’Egitto, tra cui un Horus e una Sfinge, dall’area della Palestra e dell’Antinoeion. E per la prima volta sarà visibile, dopo l’ultimo restauro, una scultura in marmo bigio di grande qualità, che ritrae due figure distese del ciclo statuario dei Niobidi.

Dal 22 ottobre 2025, il percorso sarà aperto al pubblico, sempre fruibile dal lunedì alla domenica. La riqualificazione degli ambienti è stata possibile grazie al finanziamento PNRR dedicato all’accessibilità dei musei e dei luoghi della cultura, che ha permesso di consolidare gli intonaci decorati delle volte romane e di revisionare l’impianto di deumidificazione fondamentale per la conservazione delle opere e la salubrità dell’aria negli spazi di visita.

Autore: Livia Montagnoli

Fonte: www.artribune.com 21 ott 2025

TIVOLI (Roma). Villa Adriana salva dalla lottizzazione immobiliare.

Dopo oltre quindici anni di azioni legali, ricorsi e mobilitazioni, il progetto edilizio che prevedeva la costruzione di nuove case e palazzine che avrebbero minacciato l’integrità di Villa Adriana a Tivoli è stato rigettato. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto in via definitiva il ricorso della società edilizia che intendeva trasformare l’area circostante il celebre sito archeologico in un vasto quartiere residenziale.
L’iniziativa prevedeva la costruzione di circa 18mila metri quadrati di case e palazzine. La lottizzazione avrebbe inciso in modo irreversibile sulla cornice visiva del complesso archeologico, compromettendo l’equilibrio tra natura, architettura e storia che lo rende unico al mondo.
La porzione di territorio interessata dal progetto rientrava addirittura nella fascia di rispetto stabilita proprio per preservare l’integrità visiva e ambientale del sito archeologico. Tale vincolo, frutto di un accordo internazionale tra lo Stato italiano e l’Unesco, non consente la realizzazione di edifici residenziali che possano alterare il rapporto storico e paesaggistico con la villa.
Costruire appartamenti in quell’area avrebbe significato tradire l’impegno preso con la comunità internazionale e mettere persino a rischio la permanenza di Villa Adriana nella prestigiosa lista del Patrimonio mondiale.
Il percorso che ha portato alla sentenza definitiva è stato lungo e tormentato. Il Tar del Lazio, già due anni fa, aveva annullato gli atti amministrativi che autorizzavano la costruzione. Ma la società costruttrice aveva presentato ricorso, aprendo l’ennesimo capitolo giudiziario. Ora, con la decisione del Consiglio di Stato, non restano più margini di incertezza.

Autore: Gaspare Melchiorri

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 3 sett 2025